Domenica 16 Dicembre 2018 | 05:07

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L'art. 24 e l'emendamento di An

ROMA - La controfirma sugli atti del presidente della Repubblica e in particolare i limiti del suo potere di grazia. Sono questi gli argomenti sui quali è esploso in Aula il contrasto all'interno della maggioranza sfociato nella bocciatura dell'articolo 24 del ddl di riforma costituzionale.
La norma in discussione riguardava la controfirma degli atti presidenziali e prevedeva che «nessun atto del presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri competenti che ne assumono la responsabilità. Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Primo ministro».
«Non sono proposti dal primo ministro o dai ministri - proseguiva la norma - i seguenti atti del presidente della Repubblica: la richiesta di una nuova deliberazione delle Camere ai sensi dell'articolo 74, i messaggi alle Camere, la concessione della grazia e la commutazione delle pene, la nomina dei senatori a vita, la nomina dei giudici della Corte costituzionale di sua competenza, lo scioglimento della Camera dei deputati ai sensi dell'articolo 88 (salvo che questo avvenga su richiesta del primo ministro che ne assume la esclusiva responsabilità), la nomina del primo ministro, la nomina del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura nonché le nomine dei presidenti delle Autorità amministrative indipendenti e le altre nomine che la legge attribuisce alla sua esclusiva competenza».
A scatenare il contrasto nella maggioranza la possibilità per il capo dello Stato di concedere la grazia senza la proposta o la richiesta di concessione del ministro della Giustizia, chiamato successivamente a controfirmare l'atto.
An infatti ha proposto un emendamento in base al quale la grazia deve essere chiesta «secondo le modalità previste dalla legge». «Con questa riforma - ha spiegato il coordinatore Ignazio La Russa - è pacifico che non toccherà al ministro dover promuovere l'iter per la grazia. Ciò non vuol dire però che non vi possa essere la necessità di una richiesta, la cui disciplina riserveremmo alla legge ordinaria, come sempre avviene in Costituzione».
«Questo ci sembra un modo corretto per non immiserire il lavoro di riscrittura della Costituzione e per tornare ad un livello un po' più alto, che solo la vicenda Sofri sta rischiando di far dimenticare all'aula del Parlamento».
«Non può vincere in questo Parlamento la lobby di Lotta continua», aveva affermato precedentemente sempre dai banchi di An Teodoro Buontempo, parlando a proposito di un altro emendamento sullo stesso argomento. La correzione proposta da An è stato bocciata e successivamente non è stato approvato l'intero articolo 24.

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