Giovedì 13 Dicembre 2018 | 21:53

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I miliziani sciiti di Sadr City consegnano le armi

BAGHDAD - Il disarmo dei miliziani sciiti di Sadr City è cominciato, lentamente ma è cominciato, e si rafforza così un poco la speranza che possa tornare la pace nel popoloso e poverissimo sobborgo di Baghdad. Questa mattina è scattato il periodo di cinque giorni concordato tra il governo di Iyad Allawi e Moqtada al Sadr per la consegna degli arsenali di cui dispone l'Esercito Mehdi fedele all'imam radicale. L'avvio non è stato esaltante, qualcosa si è mosso.
Alla stazione di polizia di Habibiya, il più grande dei tre punti di raccolta predisposti, è stato consentito ai giornalisti di vedere solo una cassa di armi portate poco prima dagli agenti su un veicolo civile. Nell'arsenale c'erano lanciagranate a spalla (Rpg), mortai, proietti di artiglieria, mine anti-carro e fucili d'assalto.
«Un uomo ci ha portato un missile anti-aereo Sam-7», ha raccontato il capitano della Guardia nazionale Duraid Fadel. I miliziani ricevono 50 dollari per ogni arma che consegnano e c'è chi, come un signore di nome Kamel Hussein, se ne è andato con 14.500 dollari in tasca per tutti gli Rpg e i mortai che ha lasciato davanti a una caserma.
«Ho ceduto le mie armi e ora sono fedele al governo ad interim», ha assicurato Ahmed Hashem che agli agenti della Guardia nazionale, mascherati per non farsi riconoscere, ha portato 22 lanciagranate a spalla. «Vogliamo la pace», ha detto, «non combatterò più gli americani».
Passati i cinque giorni concordati per il disarmo, la Guardia nazionale assumerà il controllo di Sadr City dove il governo si è impegnato a spendere 500 milioni di dollari per la ricostruzione. Abdul Karim al Saffar, dirigente della forza civile, ha ipotizzato uno slittamento della scadenza se dovesse rendersi necessario. Secondo lo stesso Saffar, alla fine ai miliziani andrà in tutto oltre mezzo milione di dollari per le armi.
Un portavoce di Sadr ha però cercato di dissipare il sospetto che il disarmo sia fatto per denaro. «Alcuni trafficanti vogliono approfittare di questo accordo per fare soldi», ha detto Abdul Hadi al Daraji. «E' necessario però marcare una differenza tra la resistenza, che consegna armi gratuitamente, e coloro che sfruttano l'intesa», ha aggiunto.

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