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Strage a Taba - Uno psicologo l'ha detto ai genitori

TEL AVIV - Con tutte le precauzioni, la tragica notizia della identificazione dei corpi delle loro due figlie è stata data al papà e alla mamma di Jessica e Sabrina, all'inizio del pomeriggio, dallo psicologo Michele Piccione, incaricato dal ministro degli esteri Franco Frattini di accompagnarli nel viaggio in Egitto.
Una missione umanamente difficile, quella del professor Piccione, docente alla Sapienza di Roma. Poche parole che hanno purtroppo distrutto il tenue filo di speranza con il quale Luigi Rinaudo e l'ex-moglie Denise Pomero erano saliti questa mattina sul Falcon messo a disposizione dalla Farnesina che li avrebbe portati a Taba.
«Si, li ho informati io» ha detto all'Ansa il professor Piccione. «Per loro è un momento durissimo» ha aggiunto.
L'ipotesi che le due ragazze non fossero sopravvissute all' attentato di giovedi sera, e che i loro corpi potessero trovarsi fra i resti non identificati trasportati dagli egiziani nell' obitorio improvvisato di Nubeira, si era fatta sempre più plausibile con il passare delle ultime ore. Con prudenza, nel volo fra Torino e Taba lo psicologo aveva cercato di prepararli a una possibile dolorosa notizia.
«E' vero, li abbiamo preparati molto, ieri e anche oggi durante il viaggio» ha confermato Piccione. Ma, ha aggiunto con tristezza, «non si è mai veramente preparati». Ricevuta la tragica notizia, i genitori di Jessica e Sabrina si sono chiusi nel loro dolore. «Sono morte, sono morte» ha solo gridato pochi minuti dopo al telefono la mamma di Jessica e Sabrina al compagno Sergio Isoardi, rimasto a Dronero, che l' aveva chiamata per avere notizie dopo il suo arrivo in Egitto. «E' stato il dna a riconoscerle» ha detto in lacrime prima di troncare la conversazione in preda alla disperazione: «non ci fanno vedere i loro corpi» ha solo aggiunto.
I genitori delle due ragazze non hanno aperto bocca con i giornalisti che li aspettavano davanti alla sagoma tetra dell' Hotel Hilton di Taba, semidistrutto dai 250 chili di esplosivo di cui era imbottita l'autobomba che giovedi sera ha spezzato, con quelle delle due ragazze italiane, altre 30 vite innocenti.
Qui hanno deposto un mazzo di fiori, e hanno pregato.
Accompagnati dal console italiano a Tel Aviv, Andre De Filip e dal consigliere dell'ambasciata al Cairo Francesco Nisio, il volto pieno di dolore - segnato dalle lacrime quello della mamma - hanno guardato senza parole la voragine aperta dalla bomba dove una volta c'era la lobby dell'albergo. La stanza delle due ragazze, la 502, era proprio alla verticale della hall. Poi la decisione di rientrare in Italia, senza poter vedere i resti delle due ragazze, che secondo fonti egiziane sarebbero stati trasferiti proprio oggi a Sharm el Sheick per ragioni amministrative: forse un modo caritatevole per evitare loro altro dolore. La maggior parte delle vittime della strage di Taba sono state estratte dalle macerie dell'albergo in condizioni terribili: solo il test del Dna ha consentito di identificare i poveri resti. «E' inutile tenerli qui più a lungo, in questa situazione di grave disagio» ha commentato il professor Piccione. Subito dopo la partenza, dall'aeroporto militare di Taba, in pieno deserto, mentre iniziava a calare il sole. Uno spettacolo bellissimo, che aveva affascinato pochi giorni prima anche Jessica e Sabrina.
Francesco Cerri

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