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In Italia la Destra esulta, la Sinistra e le Federazioni giornalisti nazionale ed internazionale protestano

ROMA - La chiusura da parte del Fbi del sito italiano e inglese di Indymedia scatena una polemica politica tra la sinistra e la maggioranza, soprattutto An. Polemica che ha assunto toni ancora più accesi dopo che il portavoce del Fbi, Joe Parris, ieri sera, ha chiarito che la chiusura di Indymedia «non è una operazione Fbi» ma è stata l'Italia, assieme alla Svizzera, a chiedere loro di intervenire.
Verdi, Pdci, Prc e Ds, chiedono che il ministro Pisanu venga urgentemente a riferire in Parlamento per chiarire il ruolo del nostro Paese.
Sul fronte opposto, il portavoce del partito di Fini, Mario Landolfi, canta vittoria definendo la chiusura del sito tra i più frequentati dai no-global una cosa «buona e giusta». «Aver oscurato il sito di Indymedia - osserva - è stata una cosa buona e giusta: non si trattava di controinformazione, ma di un sito che sputava fango e veleno, pieno di oscenità» Affermazioni che fanno infuriare l'opposizione, tra cui il Verde Paolo Cento: «Si conferma la vocazione autoritaria della destra italiana» .
«Se corrisponde al vero quello che hanno dichiarato i funzionari del Fbi - attacca Alfio Nicotra, portavoce del Prc nel Forum Sociale Europeo - il ministro dell'Interno Pisanu deve delle spiegazioni esaurienti all'opinione pubblica italiana. In particolare - sottolinea l'esponente Prc - deve dirci come questo atto di censura globale sia compatibile con i principi costituzionali di libertà di espressione e d'informazione».
Anche il Pdci chiede che il governo faccia luce al più presto sul suo ruolo nella vicenda: «Il fatto è gravissimo in sé, ma acquisisce un aspetto ancora più sinistro - afferma Marco Rizzo - a seguito delle dichiarazioni rilasciate oggi dal portavoce di Alleanza nazionale Landolfi».
Ironico il commento dell'ex direttore di "Liberazione", Sandro Curzi: «Se Indymedia fosse ancora attiva, forse, potremmo sapere qualcosa di più di Tarek Aziz».
Contro la chiusura si sono schierati Giuseppe Giulietti (Ds) e Paolo Serventi Longhi, segretario della Fnsi, oltre alla Federazione giornalistica internazionale (Ifj, organizzazione che rappresenta più di 500 mila giornalisti in oltre cento Paesi) secondo cui siamo di fronte a «un'intollerabile e invasiva operazione internazionale di polizia contro una rete specializzata nel giornalismo indipendente».
Mario Landolfi (An), esulta anche perché fu lui, pochi giorni dopo l'eccidio di Nassiriya nel novembre 2003, a chiedere per primo al governo di chiudere questo sito, in segno di protesta per i commenti pubblicati da Indymedia in quei giorni sui militari italiani. Allora fu il sottosegretario alla Giustizia, Giuseppe Valentino a riferire che la Procura di Bologna aveva già avviato un procedimento penale a carico d'ignoti accusati di diversi reati tra cui quello di vilipendio alla Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle Forze Armate. E sempre Valentino disse che, essendo molti server all'estero, il governo avrebbe «valutato l'ipotesi di attivare la procedura di rogatoria internazionale al fine di acquisire elementi di prova». Procedura che molto probabilmente ha portato all'azione del Fbi.
Per Francesco Giro di Forza Italia, la sinistra oggi versa «lacrime di coccodrillo»: «l'oscuramento di Indymedia era scontato, visto che a carico di questo sito internet erano in corso inchieste da Brescia, Bologna, Bari, Napoli, Salerno. La sinistra - osserva Giro - invece di versare lacrime di coccodrillo, avrebbe forse fatto meglio a sollecitare Indymedia a moderare i toni talvolta gravemente diffamatori verso l'Italia e le sue istituzioni».
Protestano i parlamentari diessini Walter Vitali e Katia Zanotti: tra i dati contenuti nei server sequestrati dalle Autorità statunitensi, affermano, «ve ne sono di riservati e certamente totalmente estranei alle motivazioni del provvedimento, tra cui la banca dati dei legali contenente gli atti attualmente depositati dal Pubblico ministero nel processo genovese sull'irruzione alla scuola Diaz che vede imputati numerosi appartenenti alla Polizia di Stato».

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