Sabato 15 Dicembre 2018 | 15:28

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L'uccisione di Ken Bigley mette in difficoltà Blair

LONDRA - Pallido, con l'aria stanca e sofferente, Tony Blair è apparso questa sera sui teleschermi delle tv britanniche per esprimere il dolore e il disgusto per l'orribile morte di Ken Bigley e per riaffermare che i terroristi non devono vincere. Poche parole, intense e drammatiche che seppure testimoniano della personale sofferenza del premier non lo salvano dalla rabbia di larga parte dell'opinione pubblica per aver trascinato la Gran Bretagna in una guerra che ha diviso il Paese.
Poco prima era toccato al ministro degli Esteri difendere il governo. Abbiamo fatto tutto il possibile per ottenere la liberazione di Ken Bigley, ha assicurato con aria grave Jack Straw, ma le inutili invocazioni di aiuto e di pietà dell'ostaggio, il dolore della sua famiglia ed infine l'orrore della decapitazione hanno portato nelle case dei britannici le conseguenze della spietata guerra irachena, rendendo ancora più difficile la posizione di Blair, soprattutto perchè il tragico epilogo del sequestro Bigley arriva dopo il crollo definitivo delle ragioni della guerra.
Le armi di distruzione di massa, ragione prima per l'invasione anglo-americana, non c'erano, come hanno riscontrato gli ispettori mandati dagli americani a setacciare l'Iraq alla ricerca di inesistenti arsenali chimici e biologici. Ed ora per i tanti britannici che sono stati contrari alla guerra fin dall'inizio diventa ancora più difficile accettare la morte non solo del povero Bigley, ma dei cento militari di sua maestà che hanno già perso la vita nella palude irachena e delle migliaia di cittadini iracheni vittime prima delle bombe americane ed ora delle continue azioni dei terroristi.
«L'Iraq - scriveva ieri The Independent - è un paese devastato che rischia di scivolare nell'anarchia. E questo perchè?».
Blair è rientrato questa mattina presto, con un giorno d'anticipo, da una missione in Africa. E' andato subito ai Chequers, la sua residenza di campagna, dove trascorrerà il fine settimana. Il ritorno anticipato potrebbe essere stato causato proprio dal tragico epilogo del sequestro Bigley. Il governo la notizia della decapitazione l'ha avuta ieri sera, come si è capito dalla dichiarazione di un cugino dell'ostaggio: «Eravamo preparati a questo. La scorsa notte il ministero degli Esteri ci ha telefonato per avvertirci», ha detto.
Le divisioni del Paese sulla guerra si sono quasi simbolicamente ripetute all'interno della famiglia Bigley.
Mentre da Amsterdam, dove vive, Paul un dei tre fratelli dell'ostaggio, ha accusato Blair di avere le mani insanguinate ed ha chiesto l'immediato ritiro delle truppe dall'Iraq, in Inghilterra, un altro fratello, Phil, parlando a nome «della famiglia in Liverpool», ha riconosciuto che il governo ha fatto tutto il possibile per ottenere la liberazione e ringraziato tutti quelli che in queste tre orribili settimane sono stati loro vicini, a cominciare dall'ufficiale di collegamento della polizia di Liverpool che li ha quotidianamente assistiti.
Un'altra prova, seppure parziale, che le profonde lacerazioni causate dalla guerra non sono destinate a risanarsi e che per Blair si preparano tempi ancora più incerti. «Il minimo che il premier dovrebbe fare è presentare le sue piene e complete scuse per averci chiesto di avere fiducia in lui senza condizioni», commentava l'Independent dando voce a tanti britannici.
Daniela Romiti

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