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Attentati a Taba (Egitto) - Israele sospetta sia opera di Al Qaida (di cui sarebbe giunta una rivendicazione)

GERUSALEMME - C'è probabilmente la mano della nebulosa di Al Qaida dietro alla strage della notte scorsa sul Mar Rosso: quella dei terroristi vicini alla cupola di Osama Bin Laden è la pista che gli inquirenti e i servizi di intelligence di Israele e Egitto ritengono al momento la più probabile, anche se altre ipotesi rimangono aperte.
Gli investigatori stanno valutando l'attendibilità di una rivendicazione giunta oggi da un gruppo che afferma di fare parte di Al Qaida, le "Brigate Abdallah Azzam", diffusa su un sito già usato in passato dal gruppo di Bin Laden. «Annunciamo con gioia alla nazione araba e islamica le eroiche operazioni di martirio condotte sul suolo egiziano, con le quali i nostri figli hanno spazzato via dalla terra di Taba l'infamia degli ebrei» afferma il comincato diffuso dal gruppo. Rivendicazioni sono venute da altri due gruppi integralisti il "gruppo islamico Mondiale" e le "Brigate del Tawhid". Davanti al consiglio dei ministri israeliano, riunito oggi in sessione d'urgenza, il capo dell'intelligence militare generale Aharon Zeevi Farkash ha formulato tre ipotesi: che gli attentati siano opera dei "Fratelli musulmani" egiziani, degli integralisti palestinesi di Hamas o di un gruppo fra i tanti affiliati ad Al Qaida. Farkash ha detto di considerare più probabile la terza pista. Diversi dirigenti israeliani si sono pronunciati per questa ipotesi: l'ambasciatore in Italia Ehud Gol ha detto che «il marchio di questi attentati è quello di Al Qaida». «I primi elementi fanno pensare a un atto di terrorismo internazionale versione Al Qaida» ha affermato il viceministro della difesa Zeev Boim; una posizione analoga è stata espressa dal capo della diplomazia di Gerusalemme Silbvan Shalom. La stessa pista, stando a diversi organi di stampa di Tel Aviv, è seguita dagli inquirenti egiziani.
Le modalità degli attentati, con tre attacchi simultanei, la preparazione minuziosa degli attacchi, le condizioni di esecuzione, che fanno pensare alle stragi di Bali (202 morti nel 2002), Casablanca (40 morti nel 2003), Djerba (21 morti nel 2002) o Istanbul (63 morti nel 2003), tutte firmate da filiali di Al Qaida, rendono attendibile questa pista, secondo gli inquirenti, che non escludono una alleanza con un gruppo locale.
«Siamo inclini a pensare che la piovra Al Qaida si è associata per l'occasione con una delle filiere del movimento egiziano dei "Fratelli Musulmani" « ha affermato l'ex-capo del Mossad Dany Yatom. La pista degli integralisti palestinesi di Hamas e Jihad sembra meno attendibile. I due gruppi, che hanno smentito ogni coinvolgimento, hanno più volte ribadito di non volere combattere fuori dal "territorio palestinese", e non avrebbero comunque interesse a colpire un paese, l'Egitto, con il quale dialogano nella ricerca di un accordo interpalestinese per il futuro di Gaza. La piovra di Al Qaida, che nelle scorse settimane ha promesso di uccidere israeliani ovunque nel mondo, ha invece già colpito regimi arabi moderati, come l'Arabia Saudita, il Marocco, la Tunisia o la Turchia, che accusa di avere rapporti troppo stretti con gli Usa.
Secondo il sito di intelligence israeliano Debka, vicino al Mossad, gli attentati potrebbero essere il frutto di una coproduzione fra Al Qaida e elementi integralisti degli Hezbollah impiantati in Egitto, che avrebbero usato esplosivi iraniani. Stando a Debka, gli investigatori egiziani e israeliani lavorerebbero sull'ipotesi che gli attentati possano essere stati preparati materialmente da una cellula Hezbollah endogena, basata nel Sinai, che avrebbe messo a punto le autobombe. L'attacco sarebbe stato minuziosamente preparato: le autobombe sarebbero state pronte già a metà settembre e nascoste fino all'intervento degli esecutori di Al Qaida.
Secondo fonti dell' intelligence israeliana citate dal sito internet di Haaretz, i terroristi potrebbero avere voluto attaccare simultaneamente tre alberghi diversi, ma per ragioni ancora non chiare due autobombe sarebbero esplose prima del previsto evitando, se la ricostruzione del quotidiano è esatta, una strage di proporzioni ancora maggiori.
Francesco Cerri

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