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Accuse anche dalla senatrice de Zulueta

ROMA - «La deportazione forzata e immediata in Libia dei 1400 migranti, nessuno dei quali libico, senza un preciso percorso di identificazione e senza permettere a nessuno di questi l'accesso alle procedure d'asilo nei casi in cui ciò fosse stato possibile, costituisce per l'Italia un grave precedente». Lo afferma la senatrice Tana de Zulueta, Senatrice Tana de Zulueta vice presidente della Commissione per l'immigrazione del Consiglio d'Europa in visita questi giorni a Lampedusa presso il "Centro di prima accoglienza".
«Il governo libico afferma che di quei 1400 migranti, mille sono stati mandati in Egitto sul presupposto, tutto da verificare, che fossero egiziani. Mi preoccupa non sapere che fine abbiano fatto gli altri 400» «Tutt'ora - prosegue la de Zulueta - 110 persone sono partite alla volta di Porto Empedocle per poi raggiungere la Libia col traghetto mentre nel centro di accoglienza sono rimasti in 90 e partiranno con un volo charter Alitalia e con un C-130 dell'Aeronautica Militare. Sono duramente provata da quello che sto vedendo qui giù in questi giorni: più che un centro di permanenza temporanea, sembra un campo di detenzione. Li abbiamo accolti in un campo con filo spinato e li abbiamo fatti ripartire a piedi nudi e coi polsi legati dallo scotch». «Nel campo i migranti non sono tutelati dagli standard minimi di accoglienza. C'è una situazione precaria se non pericolosa. Un solo medico, assistito da una sola infermiera; condizioni igieniche del tutto inadeguate, niente biancheria, pochissimi bagni chimici, le condutture dell'acqua scoppiate. La libertà personale è certamente violata anche quando l'uomo è spogliato della propria dignità. Tutto ciò sembra grave, visto che l'Italia è in grado di gestire un numero simile di arrivi. La Protezione civile, come ha dimostrato nei casi di terremoti, sa accogliere in condizioni di decoro persone in difficoltà. Eppure questo centro di accoglienza costa al contribuente parecchi soldi: 200.000 euro al mese.

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