Giovedì 13 Dicembre 2018 | 07:14

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Ad Ankara la gente è soddisfatta ma non mancano le perplessità

ANKARA - «Oggi ci siamo quasi fidanzati.
Speriamo di sposarci», scherza Gulsen Yurdakul, una ex hostess della Turkish Airlines, oggi in pensione, aggiungendo: «Ce lo meritiamo. Siamo l'unico paese musulmano veramente laico e negli ultimi anni i nostri governi hanno fatto molte riforme in poco tempo. Venticinque anni fa l'Europa ci offrì di entrare, ma Ecevit disse no. Ora siamo noi a implorare di farci entrare».
«Dobbiamo ancora darci da fare per diventare membri a pieno titolo dell'Ue. Ci vuole tempo e pazienza, ma ce la faremo», dice Gul Gemalmaz, una ex bancaria di 42 anni, mentre suo marito Sedat, un ingegnere di 45 anni, anch'egli, come sua moglie, baby-pensionato, definisce il risultato di oggi «molto positivo perchè l'adesione della Turchia beneficerà sia la Turchia sia l'Europa. Quest'ultima diventerà così più ricca e potente anche perchè la Turchia potrà essere un ponte verso gli altri paesi musulmani».
La motivazione di molti giovani turchi favorevoli alla adesione all'Ue è il passaporto europeo: poter viaggiare e possibilmente stabilirsi in Europa senza chiedere il visto e senza impedimenti burocratici è il sogno di molti. Così Alkin Cebi, di 20 anni, studente in Business e administration a Istanbul, Ibrahim Cetinkaya, di 20 anni, diplomato e disoccupato di Burdur (Turchia meridionale).
Ma molti si aspettano, grazie all'Ue, un netto miglioramento della situazione economica in Turchia, da dove non intendono partire. Così Filiz Mancar, 41 anni, laureata, e insegnante di Bartin (Mar Nero) e Sertac Yapulu, 31 anni, manager di una tavola calda di Izmit (Turchia nordoccidentale); così anche Aytul Akin, 28 anni, laureata disoccupata di Smirne e Aykut Gungor, 30 anni, laureato che fa il fotografo free lance a Bursa.
Qualcuno, oltre ai fattori economici, sottolinea anche quelli politici generali. Così Bulent Ozturk, 35 anni, laureato, di Gaziantep (sudest) afferma di volere «una Turchia sviluppata in tutti i sensi - non solo un più alto tenore di vita, ma anche più diritti umani e più libertà» e non desidera vivere in Europa, ma in Turchia.
Anche Senay Der, una diplomata di 28 anni di Batman (sudest), che gira con il velo islamico in testa, dichiara di «non voler andare a vivere in Europa», e si dice «contraria all'adesione della Turchia all'Ue» perchè -afferma- «noi perderemmo i nostri valori culturali e l'Ue vuole interferire nei nostri affari interni».
Anche Merve Guner, di 21 anni, studentessa di Scienze politiche a Istanbul, «è contraria all'entrata della Turchia in Europa, che porterebbe più danni che benefici». Merve Guner esprime poi un'opinione rara in Turchia: «Gli europei vogliono usare la Turchia come base contro gli Usa approfittando della posizione strategica della Turchia». La stessa Merve afferma che andrebbe in Europa se la Turchia ne diventasse membro.
Tutto al contrario il baffuto (e perciò presumibilmente musulmano tradizionalista), Omer Golge di Istanbul, anche lui contrario, afferma: «Gli Usa hanno affidato ad Erdogan una missione: addomesticare l'Islam. La Turchia nell'Ue fungerà da quinta colonna di Washington».
In disaccordo con lui è però Arif Akpinar, 28 anni, organizzatore di viaggi alla Mecca, barbetta da musulmano bigotto, sostenitore di Erdogan e della sua politica europea: «L'adesione porterà benessere alla Turchia, ma soprattutto libertà di culto. Per noi l'Ue è un alleato prezioso, perchè il governo sarà costretto ad allentare il suo controllo sull'islam. Potremo così praticare in modo integrale la nostra religione».
Ma quest'ultimo risultato è proprio la cosa più paventata dai turchi laici ed in particolare da coloro, come i militari, che più si richiamano al laicismo del fondatore della Repubblica turca, Kemal Ataturk.
Luciano Lucidi

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