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Botta e risposta Siniscalco-Fazio per un unico obiettivo: rimettiamo in moto l'economia

WASHINGTON - «La cosa importante è che il governatore Fazio ed io, che sono il ministro del Tesoro, parliamo tutti e due di economia reale». Così Domenico Siniscalco ha voluto sottolineare la sintonia di posizioni con Fazio durante le riunioni dell'Fmi e della Banca Mondiale a Washington. Una sintonia ritrovata dopo il lungo periodo di contrasto che ha diviso il governatore dal predecessore di Siniscalco, Giulio Tremonti. Gli incontri di Washington, in particolare la riunione del G 7, sono stati centrati sulla corsa dei prezzi del petrolio e sui rischi della crisi economica mondiale e l'Europa e l'Italia in particolare continuano ad essere più lente degli Stati Uniti.
«Per far salire la crescita bisogna rimettere in moto l'economia reale», ha detto Siniscalco riferendosi proprio a quel problema. Perché «quello che frena la crescita in Italia non è la finanza pubblica, ma è un problema di competitività del sistema». Ed ora quello che serve «sono i segnali giusti, le aspettative giuste». Accanto Antonio Fazio annuisce e dice che «questa è la risposta», anche se poi precisa che «si tratta di un problema con molte variabili».

Anche se alcuni sanno meglio di noi, si tratta di un problema non solo italiano ma anche degli altri paesi europei. Per questo e per rispondere ai richiami costanti che arrivano dagli Stati Uniti su questa questione, Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna prepareranno per il prossimo G 7 un 'paper', un documento con iniziative per rilanciare la produttività in Europa. «E' un'ottima notizia che quattro paesi lavorino insieme», ha detto Siniscalco ed ha riferito che alla riunione del G 7 di ieri lui ed i suoi colleghi Hans Eichel, Nicolas Sarkozy e Gordon Brown hanno presentato «un piccolo statement», una dichiarazione per annunciare la loro iniziativa e rispondere ai documenti americani che lamentano la lentezza degli europei e della loro economia. «Noi quattro ministri abbiamo affermato la nostra visione comune che se negli anni '90 i governi si sono giocati la credibilità sulla convergenza, oggi se la giocano sulla crescita», ha raccontato Siniscalco.
Concorda Fazio che sottolinea: «Il problema centrale europeo e soprattutto italiano è la produttività». Il rilancio dell'economia, ha specificato, non è in contrasto con il risanamento dei conti pubblici. «Richiede tempo, ma non può che essere favorevole, perché se si percepisce che il rientro evita la crescita del debito ed assorbimento delle risorse da parte del settore pubblico, allora è favorevole alla crescita», ha spiegato Fazio. «Condivido completamente quello che ha detto il governatore», ha annuito a sua volta Siniscalco, seduto accanto a Fazio nella conferenza stampa che sembra chiudere il ciclo di contrasti tra Bankitalia e Tesoro, lo scontro tra Tremonti e Fazio che si è snodato su argomenti come errori nelle fondazioni bancarie, gli scandali finanziari e la tutela del risparmio, la riforma delle pensioni. Tanto che dall'ottobre dell'anno scorso il ministro del Tesoro ed il governatore non hanno più partecipato a conferenze stampa insieme. E Siniscalco ha anche ricordato che la necessità di ridurre il debito pubblico italiano non dipende solo dal Patto di stabilità e da suoi eventuali inasprimenti in questo senso. «Anche se il vincolo fosse più lasco - ha detto - la necessità di ridurre il debito nasce dal problema della sua sostenibilità».
Per l'Italia in particolare e per gli altri paesi europei «la ricetta è credibilità e riforme strutturali per fare ripartire la macchina produttiva, come abbiamo scritto nel Dpef», ha sintetizzato Siniscalco. Ma resta il costo sociale delle riforme e per Fazio c'è un solo modo per convincere il paese ad accettarle: «Ragionare e ragionare, è solo così che si convincono le parti politiche e sociali».
Daniele Alegiani Cagnotti

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