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Il Papa sugli ostaggi: «niente giustifica i sequestri, no al mercato della vita»

CITTA' DEL VATICANO - Nessuna rivendicazione, per quanto valida, giustifica i sequestri, e non si fa «mercato sulla vita delle persone». Lo afferma il Papa, ammonendo che «il cammino della violenza è una via senza uscita». Mentre è ancora incerta la sorte dei due giornalisti francesi rapiti in Iraq 44 giorni fa, Giovanni Paolo II rinnova il suo «appello per la pace» e la «fraternità tra i popoli».
L'occasione per la presa di posizione contro la pratica di sequestrare le persone - all'ordine del giorno in Iraq e che ha avuto una terribile versione il mese scorso negli ostaggi della scuola di Beslan - è stata data al Papa dall'udienza che ha concesso a un gruppo di giornalisti francesi, della televisione cattolica KTO e della rivista «Politique international», giunti in Vaticano per consegnargli il «Premio del coraggio politico». «Vorrei lanciare un nuovo appello alla pace per costruire una società di fraternità tra i popoli», ha detto papa Wojtyla.
«Il mio pensiero - ha aggiunto - va ai giornalisti, che attraverso le loro testimonianze e le loro pubblicazioni, sono artigiani della pace e della libertà e che pagano un pesante tributo ai conflitti. Penso anche - ha proseguito - agli ostaggi e alle loro famiglie, vittime innocenti della violenza e dell'odio, invitando tutti gli uomini di buona volontà al rispetto della vita delle persone. Nessuna rivendicazione - ha sottolineato - può sfociare in un mercato sulle vite umane. Il cammino della violenza è una strada senza uscita».
L'attenzione di Giovanni Paolo II per le vittime più innocenti dei conflitti e del terrorismo è costante: ieri ha ricevuto un gruppo di bambini dall'Ossezia tra cui erano presenti due ex ostaggi della scuola di Beslan. Nei giorni scorsi ha gioito per la liberazione di Simona Pari e Simona Torretta, sequestrate da un gruppo sunnita iracheno, e si tiene costantemente aggiornato sulla sorte delle altre persone in mano ai sequestratori, non solo i due giornalisti francesi Christian Chesnot e Georges Malbrunot, ma anche l'ingegnere britannico Kenneth Bigley. La cattura e peggio la barbara uccisione di ostaggi anche civili per il Papa è l'ennesima dimostrazione di come la guerra contro l'Iraq abbia dato la stura a violenze incontrollate, e di come «il cammino della violenza è una strada senza uscita». La diplomazia pontificia, la Chiesa irachena e il Papa in prima persona sono impegnati a cercare strade di pacificazione per l'Iraq, anche se la cronaca consegna loro un quadro drammatico e vicino all'ingovernabilità.

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