Domenica 16 Dicembre 2018 | 13:32

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Francia, sulla sorte dei giornalisti rapiti tanta confusione

PARIGI - Confusione. E' questa la parola più usata oggi dai giornali francesi per descrivere la situazione che si è creata attorno alla sorte dei due giornalisti, Christian Chesnot e Geroges Malbrunot, rapiti in Iraq 44 giorni fa, insieme al loro autista siriano.
Tante voci ed ottimismo per tutta la giornata di ieri e speranze di una liberazione molto vicina che alla fine si sono rivelate false. Una vicenda che si è colorata di giallo, dopo il racconto fatto a Damasco dal deputato dell'Ump, Didier Julia, promotore della mediazione parallela, privata, accanto a quella istituzionale.
Secondo Julia, il trasferimento dei due ostaggi in Siria sarebbe stato bloccato ieri dagli americani, che avrebbero istituito posti di blocco sulla strada verso Damasco e addirittura sparato sul convoglio, uccidendo sei persone che accompagnavano Chesnot e Malbrunot. Una versione seccamente smentita da un portavoce delle forze americane in Iraq.
Il parlamentare, che vanta solidi rapporti di amicizia nella regione mediorientale e con personaggi del vecchio regime iracheno, si è spinto fino a dire che i rapitori dei due giornalisti, con i quali ci sarebbe stato un suo collaboratore, Philippe Brett, si sarebbero innervositi all'arrivo di «emissari che dicevano di agire in nome della Francia e che portavano valigie con banconote».
Le istituzioni, che già avevano preso le distanze dall'iniziativa di Julia, sono state così costrette nuovamente ad intervenire. E' stato lo stesso capo dello stato, Jacque Chirac, a dirsi stamani «inquieto» per la missione privata del parlamentare, che appartiene al suo stesso parito, l'Ump, augurandosi che l'iniziativa non abbia «conseguenze negative». Una fonte dell'Eliseo ha parlato di «molte cose sbagliate e bugiarde» a proposito di questa mediazione privata.
La missione ufficiale per cercare di liberare i due giornalisti prosegue invece nella «pazienza e nella discrezione», doti invocate dal segretario generale del Quai d'Orsay, Jean-Pierre Lafon, che si trova ad Amman, «eccellente luogo di contatto con tutti i punti della regione mediorientale».

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