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Inflazione ai minimi da 5 anni, ma è allarme consumi. L'economia italiana resta al palo

ROMA - Inflazione in picchiata a settembre. Il carovita, stando ai dati provenienti dalle città campione che dovranno essere ufficializzati dall'Istat, è tornato ai livelli del dicembre 1999, scendendo al 2,1% dal 2,3% di agosto, con prezzi invariati su base mensile. Una flessione determinata in primo luogo dal calo degli alimentari e dei trasporti, ma che non lascia spazio all'ottimismo. Secondo gli analisti, infatti, pesa soprattutto la contrazione dei consumi e, per i mesi a venire, non ci si aspetta niente di buono, con le impennate del petrolio che si rifletteranno inevitabilmente sul prezzo della benzina. Sindacati e commercianti, perciò, lanciano l'allarme economia, ma il Governo rassicura che sui consumi si interverrà con la manovra.

Dai dati provenienti dalle 13 città campione (la più cara Napoli con un tasso annuo del 2,7% e la più virtuosa Ancona, dove si registra un +1,2%), emerge dunque che l'inflazione torna ai minimi da cinque anni, ma gli analisti non si lasciano andare all'ottimismo. A determinare la discesa, infatti, è stata la combinazione alimentari-trasporti, che insieme pesano per poco meno del 30% del paniere. Ma il capitolo alimentari, secondo alcuni esperti macroeconomici, sarebbe sceso soprattutto a causa del calo dei consumi, più che per le iniziative anti-carovita che sono partite dopo la rilevazione di settembre. La retromarcia dei trasporti, invece, è stata innescata dalla sostanziale stabilità del prezzo dei carburanti, che nei primi 15 giorni di settembre hanno mantenuto più o meno lo stesso livello di agosto: ma anche dal calo dei prezzi in alcuni settori in cui si registra una flessione della domanda. I trasporti aerei e marittimi hanno messo a segno ribassi del 10%, come anche la vendita di automobili, che ha contribuito con offerte e incentivi di ogni tipo. Tra le altre voci, cresce come da tradizione con l'inizio dell'anno scolastico quella relativa all'istruzione e calano le spese farmaceutiche grazie alla diminuzione dei listini dei medicinali.

Il ritorno dell'inflazione ai livelli del 1999, insomma, secondo gli addetti ai lavori non deve trarre in inganno, perché descrive un Paese dove la crisi della domanda è tanto forte da colpire perfino la spesa di tutti i giorni. E così commercianti e sindacati lanciano l'allarme economia, preoccupati anche per le conseguenze che il caro-greggio avrà nei prossimi mesi. Il dato di settembre, afferma la Confcommercio, è positivo ma ingannevole, perché «le modalità con cui si è realizzato sono una ulteriore conferma della preoccupante situazione in cui versa la domanda delle famiglie». Confesercenti, invece, parla di «risultato indubbiamente positivo», ma avverte che «per i prossimi mesi c'è il rischio di pagare gli aumenti record del prezzo del petrolio». Sulla stessa lunghezza d'onda è anche l'Isae, secondo cui il prossimo mese il carovita potrebbe riprendere a salire, e non solo a causa del caro-greggio, ma anche per i rialzi delle tariffe della luce e per la rilevazione trimestrale degli affitti. I timori dei commercianti sono ribaditi dai sindacati, con la Cgil che paventa un «rischio deflazione» e la Uil che, in linea con le associazioni dei consumatori, mette in dubbio la veridicità delle rilevazioni.
Il Governo, però, con il viceministro alle Attività produttive Adolfo Urso, rassicura affermando che è ormai «raggiungibile» l'obiettivo di un tasso al 2% a fine anno, anche perché sull'andamento dei prezzi «si devono peraltro ancora vedere gli effetti degli accordi che si stanno realizzando nelle realtà locali». Certo, aggiunge il viceministro, «sappiamo che ci sono problemi inerenti i consumi, che sono in stallo, e gli investimenti. E proprio su questi aspetti dobbiamo intervenire nella manovra economica e soprattutto nell'allegato sulla competitività».

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