Giovedì 13 Dicembre 2018 | 13:42

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Fondo monetario internazionale: la ripresa è solida, ma ora preoccupa caro-petrolio

ROMA - L'incognita caro-petrolio pesa sulla ripresa dell'economia mondiale. Per ora l'effetto negativo dell'impennata dei prezzi del greggio è stato «moderato», ma costituisce una «preoccupazione particolare». La corsa dei prezzi, che hanno superato i 50 dollari al barile, segna le previsioni del World Economic Outlook pubblicato oggi dal Fondo Monetario Internazionale. «La ripresa globale si è rafforzata e la crescita del pil globale è proiettata verso una media del 5% nel 2004, la più alta da trent'anni», è scritto nel documento che prevede per il 2005 un'espansione del pil mondiale del 4,3%. Ma nel prossimo futuro la crescita «sarà con ogni probabilità più debole di quanto previsto in precedenza», mentre appunto «costituisce una preoccupazione particolare il protrarsi della volatilità dei prezzi del petrolio». Per ora ci si attende che il caro-petrolio riduca la crescita mondiale di mezzo punto percentuale, con un impatto comunque molto meno forte di quanto successe nelle crisi petrolifere degli anni passati.

L'aumento del prezzo del petrolio avrà «effetti moderati» sulla crescita dei paesi sviluppati l'anno prossimo, ha cercato di rassicurare Raghuram Rajan, consigliere economico del Fmi e direttore del Dipartimento della ricerca presentando l'Outlook. Ma ha però sottolineato che «occorre rimanere vigili». Secondo Rajan, la situazione potrebbe apparire meno favorevole se calerà la fiducia dei consumatori, in quanto «le conseguenze potrebbero essere più significative». Il Fmi rispetto ad aprile ha ridotto le stime di crescita degli Usa per quest'anno al 4,3% (-0,3 punti) e ha alzato al 2,2% quella di Eurolandia (+0,4 punti). Ma ha ridotto per entrambe quelle per il 2005 rispettivamente di 0,3 e 0,1 punti, portandole al 3,5% e al 2,2%. L'Outlook spiega che già «a partire dal secondo trimestre di quest'anno c'è stato un raffreddamento della crescita in particolare negli Stati Uniti, in Giappone e in Cina, mentre i prezzi del petrolio sono saliti repentinamente».

Prima responsabile del caro-petrolio, che ha colto di sorpresa e ha superato tutte le stime, è stata la ripresa economica e la forte crescita dei consumi di petrolio in Cina, Stati Uniti, Brasile e India. I paesi produttori, Opec e non, non sono stati in grado di far fronte in modo adeguato a questo aumento della domanda e il sistema, anche a causa dei bassi investimenti, non è più in grado di far fronte a crisi improvvise, come il terrorismo in Iraq e nel resto del Medio Oriente o lo scontro di potere in Russia intorno alla Yukos. Mentre c'è abbondanza di riserve, la produzione ormai è rigida, non c'è capacità in eccesso e quindi, scrive il Fondo, «sono probabili picchi nei prezzi» se ci saranno problemi di produzione. Gli economisti di Washington riconoscano che «la crescita repentina dei prezzi del petrolio ha contribuito all'indebolimento dell'espansione dell'economia negli ultimi mesi e continuerà a farlo per diversi trimestri».

L'alto prezzo del greggio sarà un freno alla crescita maggiore nei paesi che hanno una domanda interna già debole, come è il caso dell'Italia. Il calcolo che fanno i tecnici del Fmi è che se alla fine il prezzo medio del petrolio quest'anno risulterà pari a 37 dollari al barile, cioè otto dollari in più rispetto al 2003, con un incremento percentuale del 30%, allora dopo un anno la crescita globale si ridurrà di mezzo punto percentuale. Ma la forte attività economica potrebbe riuscire a limitare la riduzione della crescita a meno di 0,3 punti.
Il Fmi ricorda comunque che con gli ultimi aumenti i prezzi del petrolio hanno raggiunto un livello record solo nominale, mentre in termini reali «la dimensione dello choc attuale è meno di un decimo di quelli degli anni '70». E i rischi per l'inflazione vengono definiti «moderati» nella maggior parte dei paesi, questo perché nella maggior parte dei paesi industrializzati la crescita dei salari è inferiore a quella della produttività e gli alti utili, specialmente negli Stati Uniti, permettono alle aziende di assorbire l'aumento dei costi.

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