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Mostrato in gabbia il rapito britannico

LONDRA - Incatenato, in lacrime, evidentemente provato dalla prigionia, ma comunque vivo. E questo è l'importante per la famiglia di Ken Bigley, l'ingegnere britannico di 62 anni dal 16 settembre ostaggio del gruppo integralista del giordano Abu Musab Al Zarqawi. Ed è importante anche per Tony Blair sempre più sotto pressione per aver portato la Gran Bretagna in una guerra che l'opinione pubblica e larga parte del Parlamento non volevano.

Bigley appare in un video trasmesso oggi da Al Jazira, che pur nella sua drammaticità, ha suscitato un moderato ottimismo a Londra per la sorte dell'ostaggio, soprattutto perché, oltre a dimostrare che il povero Ken è ancora vivo, è arrivato dopo il messaggio, diffuso ieri dal sito web islamico 'Al Qalah' nel quale i rapitori promettono di «salvare la vita all'ostaggio, come debito a vita», e «umiliazione» per il governo britannico, che «per seguire il criminale Bush, si disinteressa della vita umana, compresa quella del suo popolo».
E così la famiglia Bigley non solo ha deciso di rinnovare l'appello per la liberazione, ma anche di ringraziare i sequestratori per aver mostrato l'ostaggio vivo. In una dichiarazione diffusa in serata dal ministero degli Esteri e firmata da Craig e Philip, rispettivamente figlio e fratello di Bigley, affermano fra l'altro: «Noi come famiglia sappiamo che la decisione finale del rilascio spetta a voi, la gente che lo tiene prigioniero. Ancora una volta vi chiediamo di mostrare misericordia e di rilasciarlo».
Nel messaggio, che è stato anche letto da Craig, si punta sul dolore della famiglia ed in particolare dell'anziana madre, Lil, ricoverata in ospedale dopo una serie di malori che l'ha colpita. Ma i Bigley non chiedono solo pietà ai rapitori, se la prendono anche con il governo. Un altro fratello dell' ostaggio, Paul, in un'intervista ad Al Jazira afferma che l'80% del popolo britannico pensa che Blair sia «un bugIardo che deve chiedere scusa per l'affare delle armi di distruzione di massa che pretendeva l'Iraq possedesse».

L'impressione da tutti questi messaggi, appelli, interviste e dichiarazioni è che qualcosa effettivamente si stia muovendo dietro le quinte. E perfino Blair, che finora non aveva detto neppure una parola sul sequestro a parte qualche frase di solidarietà all'ostaggio e alla sua famiglia, oggi in una intervista televisiva ha rivelato che funzionari britannici stanno cercando di stabilire dei contatti con i rapitori. «E' difficile prendere contatto con questo particolare gruppo. E' gente che viene da fuori, non sono iracheni. Ma ci stiamo provando. Stiamo facendo tutto il possibile», ha detto ai microfoni di Gmtv.
Ed anche la diffusione dell'appello della famiglia Bigley da parte del Foreign Office è un segnale in qualche modo positivo.
«Craig e Philip Bigley sono venuti questo pomeriggio al ministero degli Esteri per incontrare la baronessa Symons. Hanno chiesto di fare una dichiarazione per i giornali in lingua araba, usando le nostre strutture e noi siamo stati lieti di acconsentire», ha detto un portavoce.

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