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Missione segreta per salvare gli ostaggi francesi

ostaggi francesi in Iraq PARIGI - Chi è Philippe Brett, l'uomo che ha detto di aver incontrato i due giornalisti francesi, Georges Malbrunot e Christian Chesnot, annunciandone la prossima liberazione? Perchè si trova in Iraq? E cosa sta facendo e su mandato di chi? Ora, dopo aver parlato di rapimento «enigma» (Le Monde) e di «ombre» (Liberation) sulla conclusione della vicenda delle due Simone italiane, la stampa francese s'interroga e pone domande sul nuovo ed inedito capitolo della storia dei due cronisti di Radio France e del Figaro, scomparsi in Iraq 41 giorni fa.
Ieri sera all' improvviso, in assenza totale di nuove e buone notizie ormai da settimane sulla sorte di Chesnot e Malbrunot, mentre le due Simone erano in volo, questo signore francese ha telefonato all'emittente televisiva araba Al Arabiya per dire di aver incontrato i due giornalisti, di averli trovati in buona salute, di aver concluso la loro liberazione, ormai prossima, senza trattative e ricompense e di essere solo in attesa di una autorizzazione da parte americana di un «corridoio aereo» per riportarli in patria.
Il Quai d' Orsay si è affrettato, subito dopo la rivelazione, a smentire: il potente ministero degli esteri «non è a conoscenza di un accordo concernente la liberazione di Geroges Malbrunot e di Christian Chesnot» ed ignora l' esistenza di «una missione di una emissario che avrebbe incontrato i due ostaggi».
Ma oggi Le Monde, in prima pagina, ha rilanciato, parlando di «missione misteriosa» e dei legami di Philippe Brett con Didier Julia, un deputato dell' Ump, il partito di Jacques Chirac e di Michel Barnier, il partito di maggioranza in Francia.
Il parlamentare ha rivelato che Brett, «peraltro, uomo d' affari», è un suo collaboratore. «Sono io che gli ho chiesto di fare quello che fatto», ha detto Julia, riferendo che Brett ha incontrato i due giornalisti, anche se lui gli aveva chiesto di «prendere solo contatti», non di fare il mediatore. Julia ha anche aggiunto di aver fatto due viaggi in Giordania e in Iraq il 6 e il 12 settembre scorso accompagnato da Brett, che è rimasto invece sul posto. Il parlamentare è stato inoltre molto critico con la diplomazia francese, «in alto mare» su questa vicenda, e con lo stesso ministro Barnier.
Philippe Brett è conosciuto come dirigente di una associazione, l' Ufficio francese per lo sviluppo dell' industria e della cultura, che si è fra l' altro battuto per togliere le sanzioni all' Iraq imposte dall' Onu dopo l' invasione del Kuwait nel 1990. In pieno embargo questa associazione aveva anche organizzato il 20 settembre 2000 un volo diretto Parigi-Baghdad. Un cinquantina di parlamentari francesi, di destra e di sinistra, erano sull' aereo.
«Tutta la questione - scrive Le Monde - è ora di sapere se Philippe Brett è stato effettivamente delegato dai servizi segreti francesi per entrare in contatto con i rapitori o se ha agito di sua propria iniziativa. Le rivelazioni di questo intermediario - si chiede il quotidiano - non rischiano di compromettere le possibilità di una liberazione mettendo in pubblico la realtà dei suoi contatti?».
Dopo il comunicato del Quai d'Orsay di ieri sera Parigi ha mantenuto oggi una discrezione totale sulla vicenda.
In un suo commento, titolato «Ombre» e dedicato alla liberazione delle due Simone italiane, Liberation era andato giù duro: «La diplomazia del libretto degli assegni sembra al momento più efficace di quella del turbante, con la quale la Francia ha sperato, troppo presto, di liberare i nostri due colleghi Chesnot e Malbrunot e il loro collaboratore siriano».
Fausto Belia

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