Domenica 16 Dicembre 2018 | 00:02

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Simona Torretta: «Le truppe dovrebbero lasciare l'Iraq»

ROMA - Aiutare gli altri. Nonostante tutto, nonostante la guerra. Nonostante la lontananza dalla madre «una donna che sapevo forte ma non fino a questo punto». E' questa Simona Torretta. Lei è fatta così: è stata ventuno giorni in mano ai rapitori ed ora parla di «impegno sociale, difesa dei più deboli, famiglia e amicizia». Perché sono i punti cardinali della sua esistenza e anche oggi, pur stanca frastornata ed emozionata, all'indomani della liberazione, vuole ribadire i suoi principi, quelli che lei, ancor prima di enunciare, vive sul campo.
Parla soprattutto della sua famiglia. «Durante il sequestro - spiega con una disarmante semplicità - mandavo energia positiva a mia madre e cercavo di farle sentire che stavo bene. Ero davvero molto preoccupata ed ho sofferto per l'angoscia che stavo involontariamente procurando a lei e alle mie due sorelle». Quando ancora ripensa a questo, alle preoccupazioni e al dolore inconsapevolmente causato, Simona si emoziona e quasi le si incrina la voce e le salgono le lacrime. In suo aiuto arriva allora la mamma, Annamaria De Propris, che l' abbraccia: «Ormai è tutto passato», le dice quasi non credendo alle sue parole.
«Tutti, davvero tutti - dice con una punta di orgoglio - hanno parlato della forza di mia madre. Sapevo che aveva una grande forza interiore e tanta fede, ma non mi aspettavo così tanto». Proprio alla madre Annamaria e alle due sorelle, Laura ed Emanuela, Simona ha dedicato i primi veri momenti di libertà. Con loro ha voluto passare le prime ore finalmente a casa, a parlare. «Siamo rimaste a parlare, con mamma e le mie sorelle - dice - fino alle 5 di stamani. Ci siamo raccontate un po' di cose. Abbiamo cercato di confrontarci e confidarci i nostri sentimenti».

Poi il pensiero va subito alla sua «più grande amica» Simona Pari. Ora ancora più amica dopo i 21 giorni trascorsi fuori dal mondo. «Simona mi manca già - ammette - ho già bisogno di sentirla e questa esperienza ci ha unite ancora di più».
La famiglia, l'amicizia e poi il lavoro di volontaria, l'altra passione di Simona. «Non mollerò il mio lavoro - spiega - magari ci saranno sviluppi diversi, ora non sono in grado di fare programmi ma di sicuro continuerò il lavoro che ho portato avanti fino ad ora». Un lavoro dedicato agli altri, soprattutto «al popolo iracheno, che non dobbiamo dimenticare perché quella gente sta soffrendo». Un popolo in guerra che Simona era andato ad aiutare. Per questo, con ritrosia e quasi con pudore, Simona ai giornalisti ammette quello che lei, pacifista in prima linea, vorrebbe veramente: il ritiro delle truppe dal «suo» Iraq.
Emanuela De Crescenzo

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