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Per gli inquirenti un sequestro anomalo

ROMA, 29 SET - Un gruppo islamico, fortemente religioso - ma non estremista - di iracheni legati al passato regime, nazionalisti, impegnati nella lotta contro l'occupazione straniera ma senza connessioni con la rete terroristica di al Qaida. Lentamente, cautamente, si delinea l'identikit dei rapitori di Simoma Pari e Simona Torretta, le due operatrici umanitarie italiane rientrate a Roma ieri dopo un sequestro di tre settimane.
Sequestro anomalo, si è detto più volte. Non tanto perchè fossero donne; molte irachene, anche bambine, sono rapite in Iraq per estorsione e almeno altre tre straniere - una giapponese, una turca e una canadese - sono state sequestrate e rilasciate. Ma perchè da quel tardo pomeriggio del 7 settembre, quando un commando armato e ben organizzato le prelevò con la forza dal loro ufficio della Ong 'Un ponte per...' nel centro di Baghdad, i rapitori hanno mantenuto il totale silenzio. Discretamente, dal 19 settembre, una delegazione italiana e araba era in trattative con mediatori, dice il giornale del Kuwait, Al Rai al Aam (L'opinione pubblica), che per primo ha dato la notizia del raggiunto accordo per un rilascio. Il Commissario straordinario della Croce Rossa Italiana Maurizio Scelli ha detto oggi che i negoziati sono iniziati quindici giorni fa.
Da quanto hanno raccontato le due giovani donne, ambedue di 29 anni, e i colleghi iracheno - Raad Ali Abu Aziz, 32 anni, ingegnere di Baghdad, e Mahnaz Bassam, 29 anni, operatrice umanitaria di Baghdad - risulta che i quattro sono stati tenuti per tutto il periodo in un unico posto, in ostaggio dello stesso gruppo. Quindi crolla l'ipotesi iniziale di un passaggio di mano o di una vendita da un'organizzazione all'altra. I sequestratori erano religiosi, permettevano a Raad di dire sempre tutte le preghiere, hanno tenuto le donne separate, non osavano neanche sfiorarle - «ci toccavano solo il lembo della manica della tunica «, ha detto Simona Torretta - e al momento del rilascio hanno donato alle italiane dieci volumi del Corano.
Il Consiglio degli Ulema, che in passato ha trattato per la liberazione di altri ostaggi, in questa vicenda ha sempre detto di non aver voce in capitolo, di potersi limitare solo agli appelli. Ma è stato davanti alla moschea di Umm al Qura della prestigiosa organizzazione di leader religiosi sunniti, supervisori delle tremila moschee dell'Iraq, che le due Simone sono state liberate, al tramonto di ieri. E, al Rai al Aam afferma che ai negoziati hanno partecipato capitribù e Ulema del triangolo sunnita, l'area ribelle a ovest e nord di Baghdad.
Gli ostaggi sono stati trattati bene, ma interrogati a lungo per determinare se fossero delle spie al servizio dell'occupante. Gli uomini erano certamente iracheni, ha detto Raad. Potevano essere ex membri del partito Baath, ex militari, forse ex spie del servizio segreto di Saddam Hussein, il famigerato Mukhabarat. Ipotesi confortata dalla fonte del quotidiano del Kuwait.
«Sono un gruppo nuovo, di nazionalisti, alla prima operazione», dice il vicedirettore del giornale Ali Ballout. Le donne erano un «obiettivo facile», vivendo nel centro di Baghdad senza guardie, e l'organizzazione «ha bisogno di denaro per finanziare le sue attività «. La fonte è certa che l'unico scopo fosse ottenere un riscatto.
La motivazione politica, malgrado la richiesta iniziale tramite il quotidiano al Rai di un ritiro del contingente italiano di tremila uomini in Iraq, sembra da escludersi. Il giornale del Kuwait sostiene che sia stato pagato un riscatto di un milione di dollari, cifra raggiunta partendo da una richiesta di 5 milioni.
Giorni fa, uno sceicco del Consiglio degli Ulema aveva affermato che le italiane erano state prese per «un malinteso».
130 stranieri sono stati rapiti in Iraq nell'ondata di sequestri cominciata ad aprile. Molti sono stati rilasciati. Una trentina uccisi, fra cui due italiani, la guardia di sicurezza Fabrizio Quattrocchi e il giornalista Enzo Baldoni. Il primo sembra fosse in mano a una banda criminale, e si parlò anche allora di un riscatto di sei milioni di dollari pagato per ottenere il rilascio dei suoi tre colleghi. Il governo italiano smentì. Mentre Baldoni era stato preso dallo stesso Esercito islamico in Iraq, che dal 20 di agosto tiene in ostaggio i due giornalisti francesi, Georges Malbrunot e Christian Chesnot.
L'inglese Kenneth Bigley, che oggi un video ha mostrato invecchiato, accucciato in una gabbia, incatenato, che implora l'aiuto del primo ministro britannico Tony Blair, è detenuto dal gruppo di Tawahid wal Jihad (Unità nella fede e guerra santa) del giordano Abu Mussab al Zarqawi, che vanta già l'assassinio per decapitazione di nove stranieri. Chi cade nelle sue mani, raramente si salva. E' un'organizzazione politica, estremista, con legami con al Qaida. Zarqawi sul quale pende una taglia di 25 milioni di dollari è considerato l'emissario di Osama bin Laden in Iraq. Lo scopo, dichiarato, è combattere gli infedeli, nel nome di Allah. E' il gruppo meglio organizzato: Zarqawi secondo l'Intelligence occidentale, può contare su mille uomini.
Altre organizzazioni, più o meno note - come le Brigate verdi di Maometto o Ansar al Sunna - hanno rivendicato rapimenti e, a volte, ucciso gli ostaggi.
Barbara Alighiero

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