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La prigionia

ROMA - Le due Simone in un covo, Raad Alì Abdul Aziz in un altro e Mahnaz Bassam in un altro ancora. Prigioni separate, dunque, per i quattro ostaggi sequestrati il 7 settembre scorso e rilasciati oggi. Sono stati tutti trattati abbastanza bene, secondo le prime testimonianze dei protagonisti che rimbalzano da Baghdad.
A raccontare le fasi della detenzione sono in particolare i due iracheni, in attesa di sentire la versione delle due italiane. «Per portarci nel covo - ha detto Abdul Aziz, ricordando il giorno del rapimento - ci hanno messo quattro ore di macchina. Quando siamo arrivati a destinazione ho sentito il muezzin invitare alla preghiera della sera. I primi tre giorni sono stati bruttissimi. Ero costantemente interrogato, pensavano che fossi italiano o avessi la cittadinanza italiana. Fino a quando non si sono convinti che non lo ero, forse quando hanno cominciato a sentire i mezzi d' informazione».
«Fin dal primo momento - ha proseguito l'ingegnere iracheno - mi hanno messo in isolamento, in una stanza per conto mio. Le ragazze non le ho mai viste, tranne stamattina quando ci hanno portati via. I carcerieri erano iracheni, dopo il terzo giorno hanno cominciato a trattarmi bene, mi davano da mangiare e mi dicevano che il mio destino era legato a quello delle ragazze: se moriranno morirai con loro, sennò vivrai anche tu. Sono sempre rimasto con gli occhi bendati, anche per quattro giorni di seguito, e quando mi toglievano la benda mi dicevano che non dovevo assolutamente guardarli in faccia, nè ascoltare i loro discorsi».
Anche Mahnaz ha raccontato di essere stata tenuta sequestrata in un luogo separato dagli altri, che non era nè Falluja, nè Baghdad. I rapitori, ha rievocato, erano «gente religiosa, che rispettava le donne: mi hanno lasciata pregare».
I quattro sono stati poi riuniti oggi, bendati e caricati su un'auto. Sono stati quindi fatti scendere separatamente nelle strade di Baghdad. Per prima è scesa Manhaz, che ha preso un taxi ed è andata a casa. Poi è toccato agli altri. Le due italiane, come hanno mostrato le immagini televisive, indossavano un lungo velo nero che hanno tolto quando hanno incontrato il commissario straordinario della Croce Rossa italiana, Maurizio Scelli.

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