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L'inchiesta sul rapimento

ROMA - Un fascicolo relativo al rapimento delle due operatrici umanitarie italiane, e dei loro colleghi iracheni, fu aperto dalla Procura di Roma immediatamente dopo la notizia del sequestro avvenuto il 7 settembre proprio all'interno della palazzina che ospita a Baghdad la sede dell'associazione 'Un ponte per..'.
Al pool antiterrorismo della capitale, coordinato dal sostituto procuratore Franco Ionta, come primo atto dell'inchiesta, già il giorno dopo il rapimento di Simona Pari e Simona Torretta, arrivò un primo rapporto dei carabinieri del Ros che conteneva, come prima informazione, oltre ai nomi delle due ragazze, la descrizione di come si sarebbero svolti i fatti la mattina del sequestro. Proprio quei momenti e le circostanze nelle quali è avvenuto il sequestro sono stati, fino a questo momento, i punti principali sui quali si è basata l'inchiesta, a cominciare dal particolare che i sequestratori hanno potuto agire in modo quasi indisturbato e con un azione militare.
Nel commando, hanno appurato le prime indagini, erano almeno in 15. I carabinieri del Ros, dopo aver ascoltato numerosi testimoni fornirono al pool inquirente, una ricostruzione di come si sono svolte le varie tappe del sequestro e di come erano distribuite le persone appartenenti al commando quando fecero irruzione nella sede dell'associazione di volontariato.
Il 12 settembre, data in cui apparve il testo dell'ultimatum sul sito web yaislah.org, la Procura romana acquisì il messaggio senza sbilanciarsi in nessuna valutazione. I tempi erano assolutamente, venne sottolineato, troppo prematuri.
Due giorni prima i carabinieri del Ros avevano acquisito anche l'altro testo in cui si chiedeva la liberazione delle detenute mussulmane in Iraq in cambio di notizie su Simona Torretta e Simona Pari.
A quei giorni seguirono, nel più stretto riserbo indagini e contatti in Iraq, fino a quando, sempre sul web apparvero i due messaggi che, il 23 settembre segnarono uno dei giorni più duri di tutto il sequestro, quello nel quale si annunciava la decapitazione delle due Simone.
Da quella notte cominciò un lungo lavoro di valutazione, soprattutto sull'attendibilità dei due comunicati. I messaggi, uno dell'organizzazione Jihad l'altro riconducibile ad Ansar al Zawari, sono stati inclusi nel fascicolo dei pm Franco Ionta, Pietro Saviotti ed Erminio Amelio. Quello stesso giorno, le indagini ed alcuni contatti in Iraq, avviati dai carabinieri del Ros, hanno permesso di escludere che insieme ai due messaggi esistesse davvero un video che aveva ripreso l'uccisione delle volontarie. Adesso, dopo molte supposizioni e valutazioni, gli inquirenti, che ascolteranno Simona Pari e Simona Torretta appena arriveranno in Italia, l'inchiesta potrà contare sui racconti delle due volontari che potranno far chiarezza sui particolari del sequestro.

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