Giovedì 13 Dicembre 2018 | 00:08

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Sequestro giunto a soluzione nel massimo riserbo

ROMA - Un sequestro anomalo sin dall'inizio, con modalità di sequestro inusuali che si è concluso positivamente nell'assenza di dati certi, per il momento, sull'identità dei rapitori, sulle voci di pagamento di un riscatto e sul ruolo giocato dai servizi segreti di Paesi importanti dell'area come Giordania e Kuwait.
Una cosa è certa; il Governo ha lavorato nel silenzio più assoluto, coinvolgendo diversi Paesi nell'area e spiegando che le due Simone erano volontarie che amavano il popolo iracheno e non avevano alcuna relazione con l'esecutivo. Inoltre erano donne; fatto questo che ha impressionato non poco il mondo islamico per il salto di qualità compiuto con questo rapimento che ha violato ogni regola.
Dalle fonti ufficiali si è mantenuto un «assoluto riserbo» chiedendo «senso di responsabilità» ai mass media e aiuto alle potenze regionali. Ma non è stato facile: per giorni e giorni i sequestratori hanno mantenuto un angosciante silenzio. Nessuna rivendicazione, nessun video e nessuna richiesta, lasciando così spazio ai «rumours», ai messaggi più diversi che qualcuno immetteva nel Web amplificando così il clima di angoscia generale. Si tratta di «provocazioni» mediatiche, ha replicato il governo mentre i servizi segreti questa volta si muovevano più che in Iraq nei Paesi vicini, come ha confermato il ministro degli Esteri Franco Frattini al termine di una visita in Kuwait, Paese che ha passato lunghi anni a spiare le mosse del temuto Saddam Hussein e quindi è in grado di districarsi meglio di qualunque altra intelligence nel pantano iracheno.
Poi ieri sono arrivate come una bomba le dichiarazioni del re di Giordania Abdallah che ha speso tutto il proprio prestigio per far sapere che gli ostaggi stavano bene e che una soluzione positiva era imminente. Liberazione nella quale ha avuto un ruolo «essenziale» la Giordania ed anche la croce rossa italiana. Silenzio assoluto, come è ovvio, sulle voci di pagamento di un riscatto amplificate dalle tante indiscrezioni che attribuivano il sequestro ad ex agenti dei servizi di Saddam e quindi non particolarmente interessati alla guerra santa ma sicuramente molto interessati al denaro.
Un quotidiano del Kuwait si è spinto fino a rivelare la cifra del riscatto pagato: un milione di dollari. Jassim Boodai, redattore capo di "Al Rai Al Aam", il più autorevole quotidiano kuwaitiano, che si è rivelato un prezioso canale di informazioni sul sequestro delle due cooperanti italiane e che ieri aveva anticipato la loro liberazione prima di venerdì, ha confermato attribuendo la notizia a una misteriosa fonte riservata a Baghdad. «Il gruppo non ha un nome preciso, ma è costituito da soli iracheni, anzi da musulmani moderati contrari all'occupazione americana, però il sequestro delle due italiane è stato organizzato per finanziare il loro movimento e le loro operazioni contro gli americani».
Domani il giornale pubblicherà tutti i particolari della vicenda. Per il rilascio era stato pattuito il riscatto tra i sequestratori e una non meglio identificata delegazione italiana che si trovava a Baghdad: «Mezzo milione di dollari è stato pagato ieri e mezzo milione di dollari è stato pagato oggi». Il giornalista ha detto che le due italiene sono state tenute prigioniere dentro e fuori Baghdad. «Nello stesso luogo, forse in due stanze separate. Sono state rilasciate insieme».
Resta il fatto che non ci sia stato ufficialmente mai un contatto, mai una richiesta, mai un video. Il sequestro delle due italiane e dei due collaboratori iracheni dell'Organizzazione Non Governativa «Un ponte per...» rimane a tuttora fuori schema, perlomeno inusuale.
Certamente è stata d'aiuto la forte mobilitazione internazionale ben pubblicizzata dalle tv arabe satellitari e l'unità dimostrata dalle forze parlamentari italiane. Una posizione unitaria che è stata riconosciuta come fondamentale dal presidente del Consiglio nelle sue comunicazioni al Parlamento. Silvio Berlusconi, dopo aver rivelato che la sede dei sequestratori era stata localizzata e che era pronto anche un eventuale blitz, ha ringraziato prima il sottosegretario Gianni Letta, vero regista delle operazioni, e quindi l'opposizione per il ruolo responsabile tenuto in questa vicenda.

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