Martedì 11 Dicembre 2018 | 16:16

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Un incubo lungo 21 giorni

- MARTEDI' 7 SETTEMBRE - Simona Torretta e Simona Pari vengono sequestrate a Baghdad di pomeriggio, in pieno centro. Una ventina di uomini armati fanno irruzione nella sede di «Un ponte per...» e costringono le due volontarie italiane e due iracheni, un uomo e una donna, a seguirli. Da quel momento se ne perdono le tracce.
- MERCOLEDI' 8 SETTEMBRE - Arriva una prima rivendicazione via Internet da parte di un gruppo sconosciuto, i partigiani di al Zawahiri. Si parla del «primo dei nostri attacchi verso l'Italia», ma gli analisti giudicano inattendibile la rivendicazione.
A palazzo Chigi governo e opposizione si dichiarano pronti a collaborare per salvare le due italiane.
- GIOVEDI' 9 SETTEMBRE - In tutta Italia si organizzano fiaccolate e cortei per chiedere il rilascio degli ostaggi.
Ciampi lancia un appello: «attendiamo con ansia la liberazione di Simona Pari e Simona Torretta, la richiede, unito, tutto il popolo italiano».
- VENERDI' 10 SETTEMBRE - Arriva un nuovo ultimatum, ancora da Ansar al Zawahiri, che chiede il rilascio di «tutte le prigioniere musulmane nelle carceri irachene» in cambio di notizie sulla sorte delle due volontarie italiane. Vengono concesse 24 ore di tempo.
- DOMENICA 12 SETTEMBRE - Dal web nuova terribile minaccia: «se entro 24 ore non vedremo i soldati italiani ritirarsi dall'Iraq eseguiremo la sentenza divina», vale a dire lo sgozzamento. La firma è quella della Jihad islamica.
- LUNEDI' 13 SETTEMBRE - Il ministro degli Esteri, Franco Frattini intraprende un tour nei paesi del Golfo per fare pressione sui governi arabi moderati e ottenere il loro appoggio sostanziale e non solo formale. Frattini rinnova il suo appello per la liberazione delle due volontarie italiane ai governanti del Golfo e alla tv «preferita» dai rapitori, Al Jazeera.
- MERCOLEDI' 15 SETTEMBRE - Rientrato in Italia, Frattini riferisce in Parlamento l'esito del suo viaggio: la ricerca di nuovi contatti va avanti «a tutto campo», dice, ma la discrezione sulla vicenda è a suo avviso «un dovere morale».
- GIOVEDI' 16 SETTEMBRE - Indiscrezioni di stampa riferiscono che le due volontarie italiane, dopo un breve periodo di detenzione ad Abu Ghraib, il quartiere di Baghdad diventato famoso per la presenza del carcere delle torture, sarebbero state trasferite a Falluja, roccaforte dei ribelli sunniti.
- SABATO 18 SETTEMBRE - L'associazione «Un ponte per...» realizza un video con i profili delle due italiane rapite e dei due colleghi iracheni. Il video viene affidato ad Al Jazeera e Al Arabiya.
- LUNEDI' 20 SETTEMBRE - Il gruppo di Al Zarkawi, Tawhid e Jihad, smentisce sempre via Internet di aver preso in consegna le due volontarie.
- MERCOLEDI' 22 SETTEMBRE - Intorno a mezzanotte, poche righe battute dalla Reuters sembrano segnare il tragico epilogo della vicenda: un gruppo che si autodefinisce «organizzazione della Jihad» annuncia di aver ucciso Simona Pari e Simna Torretta, non avendo l'Italia accolto la richiesta di ritirare le truppe dall'Iraq. Palazzo Chigi e analisti dell'intelligence sono scettici sulla attendibilità del messaggio, ma iniziano lunghissime ore d'angoscia in casa delle rapite, nella sede di «Un ponte per..» e in tutto il Paese.
- GIOVEDI' 23 SETTEMBRE - In mattinata arriva la seconda, macabra rivendicazione dell'esecuzione degli ostaggi: «è stato eseguito il taglio delle teste delle due criminali italiane, agenti dei servizi segreti, con il coltello e senza pietà», scrive Ansar Al Zawahiri, il gruppo che si richiama al numero due di Bin Laden. Stavolta viene annunciata anche la diffusione di un video, ma il governo parla di «terrorismo mediatico» e i servizi di «contatti ancora aperti». «Le stiamo cercando», assicura il segretario di Stato Usa, Colin Powell.
- VENERDI' 24 SETTEMBRE - «Catturati dai marines a Ramadi due dei carcerieri di Simona Pari e Simona Torretta».
L'annuncio di Al Arabiya accende nuove speranze, ma nella notte arriva la smentita del comando della coalizione: «gli arrestati non sono coinvolti nel sequestro».
- SABATO 25 SETTEMBRE - Il direttore di Al Rai Al Aam, il principale quotidiano del Kuwait, dice che le due italiane «sono vive» e «sono trattate bene». «La nostra fonte - assicura - è di totale fiducia».
- LUNEDI' 27 SETTEMBRE - Anche per re Abdallah di Giordania le due Simona «sono ancora vive». «Lavoriamo con il governo italiano sin dal momento in cui sono state rapite» rivela in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera: «con l'aiuto dell'intelligence stiamo cercando d localizzarle».

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