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Se ci fosse la lira la benzina costerebbe di più

Se il prezzo alla pompa fosse espresso ancora con il vecchio conio oggi un litro di benzina costerebbe 3.123 lire al litro anziché 2.268. Ovvero, il corrispondente di 1,17 euro.
Nuovo record storico per il petrolio nel trading after hours a New York. Le avvisaglie già da qualche giorno sui mercati internazionali

VENEZIA - Se in Italia circolasse ancora la lira e non l'euro, la benzina costerebbe 855 lire in più al litro: lo afferma l'associazione degli artigiani Cgia di Mestre.
«Dopo averlo tanto bistrattato, mai come in questo momento dobbiamo ringraziare l'euro - rileva il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi -. Infatti, se il prezzo alla pompa fosse espresso ancora con il vecchio conio oggi un litro di benzina costerebbe 3.123 lire al litro anziché 2.268. Ovvero, il corrispondente di 1,17 euro. Cioè il prezzo al litro che paghiamo in questi giorni ogni qual volta ci rechiamo a fare il pieno della nostra autovettura. Insomma, grazie all'euro la benzina ci costa il 37,7% in meno».
In pratica si è bloccato il tasso di cambio lira/dollaro al valore riferito al 31 dicembre 2001 (1 dollaro pari a 2.171 lire), ovvero l'ultimo giorno ufficiale di vita della lira.
«Ovviamente - spiega Bortolussi - aver bloccato il tasso di cambio al 31 dicembre 2001 ci ha posto al riparo da eventuali svalutazioni che la lira avrebbe sicuramente subito con il crack Parmalat, quello Cirio e le conseguenze delle guerra in Medioriente. Pertanto, l'aumento del costo della benzina alla pompa del 37,7%, se pagata in lire, è un dato, seppur estremamente significativo, del tutto sottostimato».
Per quanto riguarda le preoccupazioni legate all'aumento dei prezzi dei carburanti registrato in queste ultime settimane, la stessa Cgia di Mestre rileva che esse non interessano solo le tasche degli automobilisti ma l'intera economia del paese. «Si pensi - conclude Bortolussi - che 2/3 delle merci in Italia vengono trasportate su strada. E' facile comprendere che corriamo il rischio che alcuni prodotti deperibili, come quelli alimentari e quelli ortofrutticoli, subiscano nelle prossime settimane rincari oscillanti tra il 3 e il 5%».

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