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L'Ucoii a Baghdad per chiedere la restituzione del cadavere di Baldoni

ROMA - Dopo gli appelli e le manifestazioni, dopo la condanna «totale e incondizionata» alla pratica dei sequestri e ad ogni forma di terrorismo, l'Unione delle comunità islamiche italiane - una delle organizzazioni più significative dell' Islam in Italia, che rappresenta centinaia di associazioni locali - interviene in prima persona per tentare di arrivare alla liberazione delle due Simone e dei volontari iracheni rapiti con loro lo scorso 7 settembre nella sede di 'Un ponte per' a Baghdad. E interviene anche per chiedere un atto di pietà: la restituzione del cadavere di Enzo Baldoni, il freelance ucciso un mese fa dall'Esercito Islamico in Iraq.
A farsi carico della doppia missione è lo stesso presidente dell'Ucoii Mohammed Nour Dachan che oggi ha raggiunto Amman e domani sarà a Baghdad. «Tutti coloro che posso vedere li vedrò - ha spiegato appena arrivato nella capitale giordana - proverò a parlare con i rappresentanti sunniti e sciiti e con i capi tribù». Vado, ha aggiunto, «con la speranza di vedere quante più persone persone possibili. Tutti coloro che possano aiutarci».

Di una missione in Iraq di una delegazione di musulmani italiani scriveva ieri il quotidiano del Kuwait 'Al Rai Al Aam', lo stesso secondo cui «le due italiane sono in buone condizioni di salute». Nell' articolo si parlava, in particolare, di una «delegazione italiana che rappresenta i musulmani italiani, che andrà in Iraq per una mediazione» e subito si aggiungeva che «i rapitori non riveleranno per adesso la propria identità perché non c'è alcun interesse a farlo», per cui la delegazione «avrà difficoltà a riconoscere la parte alla quale deve rivolgersi».
Una presa di posizione che non ha scoraggiato l'Ucoii. «Il giornale fa il suo interesse - ha detto il segretario Hamza R. Picardo - noi, dopo esserci confrontati con i nostri corrispondenti nell'area e aver preso i contatti, abbiamo ritenuto utile andare. Se avessimo ritenuto che il nostro tentativo in qualche modo avesse potuto creare problemi ci saremo fermati». Ora, ha aggiunto, «speriamo di avere un ventaglio di incontri il più ampio possibile».

Un primo risultato, comunque, l'Ucoii sembra averlo ottenuto: in serata è stata firmata una dichiarazione congiunta con il «Fronte del lavoro islamico», il più importante movimento islamico giordano, sostiene Picardo, «molto influente in tutta l'area, Iraq compreso». Nel documento si chiede la liberazione di tutti gli ostaggi e il trattamento umano per tutti i sequestrati.
A Baghdad, dunque, Dachan dovrebbe incontrare una serie di rappresentati laici e religiosi, a partire da quel consiglio degli Ulema con il quale l'Ucoii ha avuto diversi rapporti durante il sequestro dei quattro body guard sequestrati in aprile. Rapporti costanti tenuti vivi anche in questi giorni e che, si spera, possano dare dei frutti anche se, è lo stesso segretario dell'Unione a dirlo, «non ci facciamo alcuna illusione».

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