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L'origine di Minervino Murge

Sofia, pastorella di bell'aspetto, ci piace immaginarla bruna, occhi dolci. Mentre pascolava le pecore nei prati dove sorge l'attuale Minervino fu notata da un soldato romano reduce dalla battaglia di Canne (216 a.C.). Il milite ebbe il classico colpo di fulmine e, detto fatto, impalmò la ragazza sposandola in un tempietto dedicato a Minerva. Così la leggenda sulla nascita di Minervino. Invece la storia, documentata da ritrovamenti archeologici (frammenti di ceramica) nelle contrade di "Lamamarangia", "Torlazzo", "Casale" e "Madonna del sabato", afferma che un nucleo abitativo già esisteva intorno al II millennio a. C.
Un altro complesso di case, probabilmente in pietra, si trova lungo l'impluvio che scende dalle Murge, denominato "Matitani" (dal greco matateo, scorrere). I Romani in ogni caso, a Minervino ci sono stati effettivamente e ciò è testimoniato da due iscrizioni funerarie del II secolo d.C. e ai resti di una fattoria romana d'età tiberiana.
In documenti dell'alto medioevo si ritrova la menzione "Loco Minerbe" e di una "Spelonca del Salvatore", non lontano da "Minerbine" o "Minerbino". Insomma Minerva non c'entra nulla e il nome del paese deriva da "mons erbinus", cioè monte erboso, da pascolo.
La città fu appetita e quindi occupata da bizantini, normanni, da vari
feudatari, il primo dei quali fu Rainfrido Altavilla, seguirono il crudelissimo
Giovanni Pipino che rafforzò il castello, ma non gli bastò per essere scacciato da Raimondo del Balzo e giustiziato ad Altamura nel 1357 dal principe Roberto.
Lunga la serie degli altri feudatari ognuno dei quali, come usava, prendevano e
non davano tanto che Minervino, spremuta come un limone, divenne uno dei feudi più poveri del contado. Gli ultimi feudatari furono i Tuttavilla.
Fu nella famiglie borghesi (De Deo, Epifani, Tedeschi) che si formò quello spirito giacobino decisivo per portare avanti gli ideali illuministici e rivoluzionari. A Napoli, per questi principi Emanuele De Deo, fu giustiziato nel 1749.
v.stagn.

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