Lunedì 17 Dicembre 2018 | 14:58

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Minervino Murge


San Michele è festeggiato il 29 settembre anche a Gravina, a Minervino Murge, a Bitetto, a Terlizzi in provincia di Bari, a Massafra (Ta), a Neviano, a Patù, a Castrignano del Capo nel Salento, a Monte Sant'Angelo, ad Orsara di Puglia nella Daunia, per l'Arcangelo non si lesinano onori. Dal 28 al 30 settembre gli sono dedicate solenni manifestazioni devozionali. Tali eventi meriterebbero d'essere occasione, oltre che spirituale, per conoscere alcuni posti molto interessanti della regione.
Suggeriamo un'escursione a Minervino Murge dove, oltre a San Michele festeggiano la patrona Madonna del Sabato. Sino al 30 settembre sono in programma i riti religiosi d'indubbio interesse per i devoti e per chi, laico, è affascinato dalle manifestazioni di religiosità popolare. Lodi mattutine, tridui di preparazione, rosari, vespri, celebrazioni eucaristiche, processioni, apertura straordinaria della Grotta di San Michele. Per i "riti" civili illuminazioni della torre campanaria della Cattedrale, spari di mortaretti e diane, gara di pesca nelle acque del Locone ad in iniziativa dell'associazione sportiva "La carpa", dibattiti, mostre.
E non è tutto perché Minervino ha anche attrattive paesaggistiche e gastronomiche.
A pochi chilometri da Minervino, la Murgia non smentisce le sue promesse di bei paesaggi. Ovunque un tripudio di colori estivi ed autunnali a spassarsela con l'ocra e il bianco della roccia affiorante. Macchie di roverelle, muretti a secco il cui grigio spicca sul giallo delle stoppie e il rosso delle vigne.
Quando Minervino appare su quello sperone a 500 metri sul livello del mare, ecco perché è detta il "Balcone di Puglia". Bella forza! domina sull'Alta Murgia, sulla Lucania sino al Vulture e quando il cielo è terso, ecco lo scenario del Tavoliere e persino il Gargano e il Golfo di Manfredonia.
Minervino è stata a lungo un importante centro di coltivazione dei cereali, ma da qualche decennio ha dovuto conoscere "con senso di colpa" il fenomeno dell'emigrazione, perciò da 24.000 che erano gli abitanti alla vigilia della II guerra mondiale, oggi ne restano 10.000 circa. E pare siano in pochi quelli intenzionati a lasciare le pietraie della Murgia. Perché a Minervino? Sgraniamo il rosario: la grotta santuario di San Michele Arcangelo, il centro Storico ed in particolare la parte più antica detta la Sceciola", la Cattedrale del XVI secolo consacrata nel 1608 e dedicata alla Vergine Assunta, il castello, le torri e tra queste la più bella risale al quattrocento, l'orologio vecchio, le chiese, i palazzi gentilizi, il discutibile faro sulla Murgia costruito durante il Ventennio fascista, il tutto racchiuso in una ambito che nulla toglie a quell'aria carica di tradizione e d'ospitalità
La visita alla "Scesciola" ti prende e ti porta indietro nel tempo non appena si lasciano le strade un po' più frequentate: viuzze lastricate e dall'andamento tanto irregolare da sembrare fatte da un pazzo e, invece, hanno una loro logica architettonica per meglio raggiungere i portoncini della casette bianche ora affacciate sulla Murgia, ora su una crosta di tetti e di comignoli, archetti di tufo, scalinate, finestrelle e balconcini infiorati con grappoli di peperoncini o avvolti da panoplie di viti a formare una pergola di foglie o in autunno di grappoli d'uva rampe con tanto di scivoli per le botti, edicole di santi, piccole gallerie, ancora arcate, scalinatelle, corti e cortili, chiostri.
Su bancarelle improvvisate un tripudio d'erbe selvatiche: cimarelle o "senape" simili alle rape, cicorielle, cardi, asparagi, sivoni, ruchetta, finocchietti, bietoline, borragine, funghi cardoncelli, quelli veri non coltivati, tanto che profumano di tutte le essenze selvagge della Murgia. Ovunque profumo di legna arsa, di carni arrosto, di pane che anche da queste parti fanno ottimo, di caglio e sui tetti e sui campanili voli saettanti e nervosi di falchetti in combutta tra loro ad inseguire colombi torraioli e passeri.
Gli altri motivi per una gita a Minervino il bosco davvero selvaggio dell'Acquatetta, il lago del Locone dove tinche e carpe se la spassano sin quando non c'è qualche gara di pesca, come quella organizzata per il 29 settembre, ed allora finiscono in padella.
Vittorio Stagnani

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