Venerdì 14 Dicembre 2018 | 10:40

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«L'abbiamo ucciso». Ore di angoscia per la famiglia Bigley, su internet la notizia dell'uccisione dell'ostaggio inglese

LONDRA - Sembrano diminuire con il passare delle ore le probabilità che Kenneth Bigley, il cittadino britannico 62/enne sequestrato in Iraq, torni a casa vivo: nel corso dell'ennesima giornata frenetica, contraddistinta ancora una volta dagli appelli per la sua liberazione, due siti Internet islamici hanno annunciato l'uccisione dell'ostaggio indebolendo ulteriormente le speranze del Governo e della famiglia.
Ma Londra tiene duro e cerca di inviare messaggi rassicuranti. Da una parte il ministero degli Esteri ha tenuto a sottolineare il deficit di credibilità del sito che per primo ha dato la notizia (Al Aezah), dall'altra il premier Tony Blair ha ribadito il pieno impegno del Governo. Tuttavia, la politica di Londra nasconde a malapena il nervosismo e la preoccupazione dell'amministrazione.
«Siamo in contatto con la famiglia Bigley e penso che il loro comportamento così dignitoso sia sorprendente - ha dichiarato Blair al suo arrivo a Brighton -. Noi continueremo a fate tutto il possibile. Dovete scusarmi, ma non penso che in questo momento ci sia altro che io possa o debba aggiungere». E poi: «Senza dubbio, questo sarà un tema del congresso».
Secondo alcune previsioni, però, la crisi degli ostaggi terrà banco a Brighton, oscurando i temi di politica interna che il premier conta di affrontare. Proprio per questo, commentano alcuni oservatori, il Foreign Office si sarebbe precipitato oggi a screditare l'annuncio dato dal sito Al Aezah, che già in passato comunque aveva pubblicato notizie, prive di fondamento, su ostaggi occidentali.
«Conosciamo il sito denominato Alezah che ha pubblicato la notizia - ha affermato un portavoce del ministero -, ma si tratta di un sito non affidabile. A questo punto, non crediamo che (la notizia) debba essere presa seriamente». Solo qualche ora dopo, la stessa notizia è apparsa su un altro sito Internet islamico, Islahi.net, ma questa volta il ministero di Jack Straw ha preferito il silenzio.
Non ha esitato ad esprimere il suo parere, però, Canon Andrew White, il migliore negoziatore di cui dispone oggi la Gran Bretagna, secondo il quale le probabilità che Bigley torni a casa vivo sono molto basse poichè alcuni intermediari chiave hanno lasciato il Paese ed i suoi sequestratori sono decisi ad andare fino in fondo.
Secondo White, Bigley è stato venduto dai suoi rapitori ad Abu Musab al-Zarqawi, il luogotenente di Bon Laden in Iraq, per l'equivalente di circa 225.000 euro, ma adesso non c'è somma che possa comprare la sua libertà. «La realtà - ha dichiarato al quotidiano The Times -, è che quando gli ostaggi finiscono nelle mani dei gruppi legati ad Al Qaida è già troppo tardi».

Ma la famiglia di Bigley, la comunità internazionale ed i gruppi musulmani britannici non hanno perso la speranza di rivederlo vivo. Mentre l'anziana mamma dell'ostaggio, l'86/enne Lil, colpita da un malore, è stata ricoverata oggi in ospedale per la seconda volta, il fratello Paul ha annunciato che parteciperà domani ad un incontro a margine del congresso laburista organizzato dal gruppo Labour Against the War.
Nel frattempo, gli appelli a favore della liberazione di Bigley continuano a tenere testa sulla pagine dei giornali. Ieri sera, sollecitato da Paul Bigley, anche il primo ministro irlandese, Bertie Ahern, ha lanciato il suo messaggio con una dichiarazione diffusa dall'emittente televisiva araba Al Jazira.
«Ci sono tutte le ragioni per liberarlo e nessuna ragione giustificabile per fargli del male - ha dichiarato - Faccio appello ai sequestratori di Bigley affinchè egli venga restituito sano e salvo alla sua famiglia».

Gli ha fatto eco il palestinese Mahmoud Abu Rideh, uno degli 11 sospetti terroristi arrestati in Gran Bretagna nei giorni successivi agli attacchi dell'11 settembre 2001, il quale ha chiesto ai sequestratori di liberare Bigley. Inoltre, è atterrata a Baghdad la delegazione del consiglio dei musulmani britannici, partita ieri sera, che cercherà di ottenere la liberazione dell'ostaggio.
Ma a Londra il Governo teme anche che gruppi estremisti nel Paese possano approfittare della situazione per attaccare i musulmani. Per questo, scrive oggi il quotidiano «The Guardian» l'unità anti-crisi Cobra -formata da ministri, funzionari del Governo e funzionari delle forze di polizia- ha deciso di monitorare attentamente il livello della tensione del Paese: la sola organizzazione Muslim Council della Gran Bretagna, ha detto di aver ricevuto ben 2.000 messaggi di posta elettronica minatori.
Roberto Caracciolo

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