Giovedì 13 Dicembre 2018 | 00:18

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Il web, nuova arma del terrorismo

In una escalation senza precedenti, nelle ultime ore sono stati diffusi via internet prima le raccapriccianti immagini della decapitazione di due ostaggi, gli americani Eugene Armstrong e Jack Hensley, quelle del britannico Kenneth Bigley che implora aiuto e quindi i due funesti proclami sulla sorte di Simona Pari e Simona Torretta.
E un video sulla asserita 'esecuzionè delle due operatrici umanitarie italiane è stato annunciato per le prossime ore, a riprova che il mondo deve confrontarsi ogni giorno di più con il terrorismo informatico. E' da una decina d'anni, ormai, che i professionisti del terrore hanno cominciato sistematicamente a battere la strada del cyberspazio, e già due anni fa, durante la Conferenza internazionale di Hobart, in Tasmania (Australia) era stato lanciato un avvertimento ai governi del pianeta sulla crescita del terrorismo informatico, in particolare sull'uso di internet da parte di gruppi come Al Qaida per coordinare l'azione globale e la propaganda.
Dopo gli attentati dell'11/9 era emersa chiaramente la rete dei messaggi della 'e-jihad', criptati e resi inintelleggibili a chi non ne possiede la chiave e recapitati a caselle insospettabili - siti sexy, ad esempio, o di spettacoli, o di sport - per scambiare, senza essere intercettati, piani, mappe, foto di obiettivi.
I messaggi attribuiti ad Osama bin Laden diffusi su internet e le videocasette che mostravano il capo di Al Qaida messe in onda dalle tv satellitari arabe hanno servito egregiamente allo scopo di arruolare nuovi proseliti e a propagandare la «Guerra santa» nel mondo islamico, ma è solo dopo l'inizio del conflitto in Iraq che il terrorismo internazionale ha preso a utilizzare massicciamente il Web per sfidare apertamente l'Occidente.
Uno dei primi video riconducibili ad al Qaida fatto circolare su internet risale al 21 marzo del 2003 e contiene un appello agli iracheni a resistere e a morire con dignità, rivolto dal numero due dell'organizzazione, il chirurgo egiziano Ayman El Zawahri. Diversi siti integralisti pubblicarono la registrazione di una sorta di intervista al leader terrorista, lo stesso al quale fa riferimento il gruppo che si firma «Ansar El Zawahri» (I partigiani di El Zawahri) che l'8 settembre ha rivendicato il rapimento di Simona Pari e Simona Torretta, e che oggi ha annunciato sul sito 'alezah.com' che le due italiane «sono state decapitate con il coltello senza alcuna pietà o dispiacere», in risposta «all'attacco sanguinoso e atroce» a Nassiriya e «agli atti di stupro» contro musulmani e musulmane in Iraq.
Nei mesi successivi, l'occupazione militare dell'Iraq ha avuto l'effetto di moltiplicare, oltre agli atti terroristici sul territorio, la diffusione via internet di comunicati e video. E' però solo negli ultimi tempi, con la diffusione della pratica del sequestro e della decapitazione di persone prese in ostaggio in Iraq, che i professionisti del terrore hanno preso a usare sistematicamente il web - oltre alle tv arabe del Golfo - come arma per scioccare l'Occidente.
Si comincia il dieci aprile di quest'anno, con l'immagine dell'americano Thomas Hamill (che riuscirà a fuggire tre settimane dopo); quindi è il turno delle esecuzioni di due militari statunitensi, Keith Maupin e Nick Berg. La testa di quest'ultimo viene mostrata come trofeo dall'assassino.
Il 18 giugno, tre fotografie scattate subito dopo la decapitazione dell'americano Paul Marshall Johnson vengono immesse su Internet. Due giorni prima era stato trasmesso un video dell'uomo, bendato e legato. Il 22 giugno appaiono sul web le immagini della decapitazione del sudcoreano Kim Sun Il. Il due agosto il video dell'esecuzione del camionista turco Murat Yucera mostra i carnefici mascherati che gli sparano tre colpi alla nuca al grido di 'Allah O Akhbar'. Il 19 settembre circolano su siti islamici le scene dell'atroce sgozzamento di tre giovani ostaggi curdi. Quindi l'escalation: nel giro di 48 ore compaiono sul web le immagini della decapitazione degli americani Eugene Armstrong e Jack Hensley e quelle del britannico Kenneth Bigley che implora l'aiuto del premier Tony Blair, mentre si accavallano gli annunci della avvenuta uccisione delle due volontarie italiane.
Gianni Catella

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