Venerdì 14 Dicembre 2018 | 05:14

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L'ayatollah Ali al Sistani, una delle massime autorità sciite, teme rinvio delle elezioni

BAGHDAD - E' la giornata dell'attesa per la sorte degli ostaggi - le due italiane con i due iracheni, l'inglese e i due francesi - detenuti in Iraq, ma per la gente comune è solo un'altra giornata di violenza da dimenticare per guardare avanti.
A Sadr City, roccaforte della militanza sciita, uno dei quartieri poveri e più popolati di Baghdad, dopo i violenti scontri degli ultimi giorni tra gli uomini di Mogtada al Sadr, il giovane leader radicale e le truppe americane, e dopo una notte di altri combattimenti con «un morto e 7 feriti», ha detto il dottor Passim Saddam dell'Imam Ali Hospital, mentre all'ospedale generale di Sadr City, sono arrivati «cinque ragazzini feriti», ha confermato il dottor Atheer al Okabi. In una giornata assolata e polverosa, i negozi di Sadr City hanno timidamente cominciato a riaprire, la gente è tornata in strada e i combattenti iracheni o americani che siano, hanno ripiegato nelle loro postazioni. Gli americani con due fronti aperti, quello di Falluja dove combattono gli uomini di Abu Musab al Zarqawi, il leader di al Qaida in Iraq, e quello di Sadr City con la resistenza sciita, stanno cercando di eliminare l'opposizione armata all'occupazione in vista delle elezioni politiche previste per la fine del gennaio prossimo.
Solo quattro mesi in cui sembra a molti impossibile che un paese possa essere pronto ad andare a votare, nonostante le rassicurazioni di Iyad Allawi, il primo ministro. La situazione nel paese è talmente precaria e pericolosa, che perfino l'Ayatollah Ali al Sistani, una delle massime autorità sciite, che di solito non ama parlare di politica, teme che le elezioni generali in Iraq possano essere rinviate, ed ha espresso la sua preoccupazione a Lakhdar Brahimi, l'inviato del segretario generale delle Nazioni Unite che lo scorso maggio si era occupato della formazione del nuovo governo a cui sono stati passati i poteri dagli americani il 28 giugno. I timori di al Sistani non riguardano solo la possibilità di un rinvio delle elezioni, ma anche il fatto che il nascente processo democratico iracheno possa essere messo sotto controllo da pochi maggiori partiti, che hanno collaborato con l'occupazione americana e che sono composti soprattutto da esponenti dell'esilio iracheno. Una prospettiva preoccupante, per bloccare la quale l'Ayatollah è pronto a ritirare il suo sostegno alle elezioni a meno che non saranno adottate nuove misure per permettere una maggiore rappresentanza politica degli sciiti (il 60 % della popolazione). E mentre la politica se ne sta chiusa dentro alla Zona verde, la fortezza che ospita l'ambasciata americana, britannica e il nuovo governo iracheno, all'esterno la violenza continua incessante nel paese. A Samarra, 125 km da Baghdad, tre persone tra cui una donna anziana sono state uccise durante un raid aereo americano. «Il raid è stato effettuato con elicotteri Apache e i corpi delle tre vittime sono stati ritrovati questa mattina tra le macerie della loro casa», ha detto il capo della polizia della città, colonnello Mohamed Fadhel. l'ufficiale, precisando che «21 veicoli sono stati distrutti o danneggiati durante il raid sul quartiere di Kadissia». «Altre sei persone - ha dichiarato un medico, il dottor Khaled Ahmed - sono state ferite. Due bambini, in gravi condizioni, sono stati trasferiti a Baghdad».
Sul fronte sequestri altri due camionisti che lavoravano per una base americana a Balad (70 Km a sud di Baghdad) sono stati rapiti da un gruppo di uomini armati. «Siamo stati informati da testimoni che due camion che trasportavano prodotti verso la base aerea americana sono stati intercettati verso le sei da un gruppo di uomini armati e condotti, con i loro autisti, verso una località sconosciuta», ha detto il colonnello Ahmed Khdeir della polizia di Baghdad.
Barbara Nanan

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