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ROMA - Una presidenza breve è l'indice «che conferma la caratteristica della Corte costituzionale: la massima collegialità». E' il neo presidente della Corte costituzionale, Valerio Onida, a presentarsi ai giornalisti. La sua elezione appena avvenuta nel chiuso delle stanze che affacciano su Piazza del Quirinale. «Possiamo immaginare osservazioni e critiche che potrebbero arrivare a questo tipo di scelta», dice Onida il cui mandato di giudice costituzionale scade il 30 gennaio 2005. «Ritengo legittime le critiche, ma la brevità della presidenza è un'indice che conferma la caratteristica della Corte: la massima collegialità». La Consulta non è un organo «monocratico», «è essenzialmente un organo collegiale» disegnato così dalla Costituzione ma anche dalla prassi.
«Anche il fatto che il presidente non abbia grandi disegni perchè non ne avrebbe il tempo e comunque perchè non può avere disegni, se non quello di far funzionare al meglio questo organo» indica ancora che la Consulta decide in maniera collegiale, spiega Onida che alle insistenze dei giornalisti aggiunge: «Io non ho parlato di compattezza, non ho detto che tutte le nostre decisioni sono prese all'unanimità.
Ho parlato di collegialità. E questo è il frutto dell'incontro di opinioni che possono essere convergenti o divergenti, ma che concorrono alla decisione finale». E ancora: «Anche noi discutiamo e ci dividiamo». Ma «da noi l'individualismo del giudice è, se non assorbito, conglobato.
Ed è, questo, il fatto che «siamo un organo collegiale e lo siamo fino in fondo», è un messaggio che «credo utile in questo tempo in cui individualismi e personalismi vengono troppo sottolineati». La Corte costituzionale, composta da 15 giudici di provenienza diversa svolge così «una funzione di garanzia della Costituzione» perchè sarebbe inimmaginabile affidare decisioni importanti e delicate ad una singola persona, sia pure scelta tra i migliori. «Si tratta di assicurare - infatti - valori che sono comuni e la collegialità esprime il fatto che la Costituzione è patrimonio della collettività di cui nessuno può e deve appropriarsi».
Una Consulta, insomma, quella disegnata dai padri costituenti che realizza, secondo il neo presidente, «un equilibrio felice». Dice ancora Onida, replicando alle domande dei giornalisti: «A titolo personale, io ritengo, ma è valutazione diffusa tra gli studiosi, che l'equilibrio trovato dal costituente e l'equilibrio che si è poi realizzato nella prassi è un equilibrio felice che consente di dare alla Corte ciò di cui ha bisogno: apporti diversi, collegamento con le culture del paese, autorevolezza di tendenza», la possibilità di affrontare i problemi e le questioni «in modo svincolato dalle polemiche politiche». A chi immagina che le questioni vengono affrontate all'interno della Consulta, dai 15 giudici designati, nel modo in cui spesso se ne parla sui giornali, fra polemiche e critiche, Onida indirettamente spiega che così non accade: la Corte tecnicamente è un'altra cosa. «Le questioni arrivano filtrate», il compito della Consulta è quello di dirimerle.

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