Domenica 16 Dicembre 2018 | 02:40

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L'operazione «Mithos»

CATANZARO - L'inchiesta che stamani ha portato all'operazione, denominata Mithos, per l'esecuzione di un centinaio di ordinanze di custodia cautelare in carcere ha permesso di scoprire, tra l'altro, infiltrazioni delle cosche della 'ndrangheta operanti nel basso Ionio soveratese in comuni della zona.
In particolare, secondo quanto riferito dagli investigatori, è stata comprovata l'infiltrazione nei comuni di Guardavalle, sciolto da alcuni mesi, e S. Caterina allo Ionio, nei confronti del quale la commissione d'accesso nominata dal prefetto di Catanzaro si è espressa per lo scioglimento e attualmente si attende il responso definitivo.
L'indagine, coordinata dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Gerardo Dominijanni, è cominciata verso la fine del 2001 ad opera della Compagnia carabinieri di Soverato ed era finalizzata a ricostruire la situazione della criminalità organizzata nel basso Ionio catanzarese.
Un'indagine che ha portato oggi all'esecuzione, sul versante calabrese, di 43 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip distrettuale, Baudi, per il reato di associazione mafiosa.
L'inchiesta ha permesso di individuare presunti autori e mandanti di una vasta serie di reati con un impianto accusatorio riguardante un'associazione per delinquere di tipo mafioso, costituitasi come «locale» operante nell'area del basso Ionio soveratese, comprendente i comuni di Guardavalle, Badolato e S. Caterina sullo Ionio, facente capo alle famiglie Gallace e Novella, con ramificazioni nel Lazio, nei comuni di Anzio e Nettuno, e in Lombardia, nei comuni di Rho e Legnano. Inoltre sono stati provati rapporti di alleanza con «locali» insistenti sui comuni di Monasterace (Reggio Calabria), Stilo (Reggio Calabria) e Serra San Bruno (Vibo Valentia).
Secondo l'accusa, l'associazione, nel periodo compreso tra il 1998 ed il 2004, è risultata essere finalizzata alla commissione di danneggiamenti, estorsioni, rapine, traffico internazionale di armi, produzione, traffico, spaccio di sostanze stupefacenti, violazioni in materia di aggiudicazione ed esecuzione degli appalti pubblici.
Sull'operazione calabrese si è innestata un'altra attività d'indagine autonoma della Direzione distrettuale antimafia di Roma, condotta dal Ros (Raggruppamento operativo speciale) di Roma e di Catanzaro, che ha interessano persone in prevalenza originarie della provincia di Catanzaro, ma residenti o domiciliati in altre regioni. In alcuni casi si tratta delle stesse persone arrestate dalla Compagnia carabinieri di Soverato che sono così state raggiunte da due ordinanze di custodia cautelare.
Oltre agli arresti, fatti in varie regioni italiane, sono state eseguite numerose perquisizioni, con l'impiego di 400 militari, oltre 200 mezzi di vario tipo. All'operazione hanno partecipato i militari del reparto operativo di Catanzaro e di tutte le compagnie del comando provinciale del capoluogo calabrese, oltre le compagnie di Serra S. Bruno, Roccella, Anzio, Torino Oltreda, Legnano, il Ros di Roma e di Cosenza nonche il Goc di Vibo Valentia, compresivo del nucleo cacciatori, il nucleo cinofili ed il nucleo elicotteristi.

L'operazione, denominata «Appia/Mythos», condotta dai carabinieri di Catanzaro e Roma, ha scoperto che la 'ndrangheta di Guardavalle (Catanzaro) dalla Calabria, aveva esteso una sua ramificazione nel Lazio, in particolare nei centri di Anzio e Nettuno.
Le accuse vanno da associazione per delinquere di tipo mafioso al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, e poi armi, estorsioni, danneggiamenti e altri reati. Per eseguirle nelle varie regioni (Calabria, Lazio, Campania e Lombardia) sono impegnati oltre mille carabinieri, tra i quali lo Squadrone Cacciatori, unità cinofile ed elicotteri.
La cosca, secondo quanto si è appreso, era particolarmente attiva nel traffico internazionale di stupefacenti, diretto soprattutto dalla 'ndrina laziale. L'organizzazione madre, invece, continuava a gestire attività più tradizionali e ad esercitare il condizionamento della pubblica amministrazione e delle attività produttive.
L'intervento dell'Arma, interessa un'area della Calabria dove negli ultimi mesi si sono verificati numerosi attentati e intimidazioni nei confronti di esponenti delle amministrazioni locali.
Viene inoltre riconosciuta per la prima volta, con provvedimento giudiziario, un'associazione della 'ndrangheta radicata nel Lazio.

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