Martedì 11 Dicembre 2018 | 18:34

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Arrestato a Najaf collaboratore Al Sadr

BAGHDAD - Mantello nero e turbante bianco appoggiato con eleganza, Ahmed al Shaibani, arrestato dagli americani la scorsa notte durante un raid, è la voce pacata di Moqtada al Sadr, il leader radicale sciita che per mesi ha tenuto nelle sue mani la città santa di Najaf, nel centro dell'Iraq. Al Sadr, irascibile, focoso, arrabbiato, brandisce il dito in segno di monito. Minaccia, promette e diventa paonazzo. Shaibani, 34 anni, è l'altra faccia di Al Sadr, con i suoi modi delicati, il suo sguardo fisso, ma totale mancanza di emozioni in viso quando dice qualsiasi cosa. Gli americani lo hanno arrestato durante la notte, assieme ad un suo collega nell'ufficio di al Sadr a due passi dalla moschea di Ali, dove per intere settimane durante l'assedio ha dato rifugio agli uomini del clericale sciita. «Un gruppo di marines hanno fatto irruzione nell'ufficio di al Sadr alle due di notte hanno arrestato lo sceicco Ahmed al Shaibani e Hosam al Musawi, insieme ad altri impiegati», ha detto Abu Sadeq al Adhari, uno degli uomini di Al Sadr. Dall'ufficio sono state portate via armi leggere e munizioni.
Ahmad Al Shaibani è uno dei più noti portavoce di al Sadr. 34 anni, laureato in teologia a Najaf, tiene il sermone del venerdì nella moschea di Ali. Il suo viso mostra una straordinaria somiglianza con Ahmad Shah Massoud, il leone del Panjshir, comandante dell'Alleanza del Nord in Afghanistan, ucciso nel 2001. Shaibani non ti guarda mai quando parla, il suo sguardo si perde in un enorme sala all'interno della Moschea di Ali, come se fosse piena di gente che ascolta la sua voce calma e sommessa. Ogni risposta comincia con «Nel nome di Dio Clemente e Misericordioso». Non è difficile chiedersi cosa ha spinto quelli di Al Sadr, sciiti, liberati dagli americani dall'oppressore Saddam Hussein a rivoltarsi contro gli Usa. Shaibani aveva le idee chiare: «Perch gli americani non sono venuti qui a liberare gli iracheni. Tutti sanno che il regime di Saddam è stato creato con l'aiuto degli americani, è stato mantenuto dagli americani finchè ha fatto comodo.
Saddam ha lavorato con gli americani, èstato aiutato nella guerra contro Iran. Non devo essere io a dirvi che gli americani si muovono solo per il loro interesse non per quello degli altri. Vogliono controllare alcuni paesi perch sono importanti per loro, come è stato l'Afghanistan. Ma qui non ci riusciranno». E' nella moschea di Ali, dove è uno dei responsabili che di solito trascorre la maggior parte del tempo.
Il terzo uomo di al Sadr, ad essere arrestato in pochi giorni, all'indomani della liberazione dei 18 ostaggi che qualcuno diceva di aver rapito in nome di Hazen al Araji, portavoce a Sadr City. Forse al Sadr che ha deciso di riciclare se stesso e buttarsi in politica partecipando alle prossime elezioni, sta cercando di liberarsi delle aquile o forse gli americani hanno deciso di stringere il cerchio intorno a Moqtada al Sadr, accusato dell'assassinio di un suo rivale, ma soprattutto di aver tenuto sottoscacco gli americani nelle città sante di Najaf, Karbala, e Kufa, ad aprile quando era stato arrestato per la prima volta Arajj ed era stato chiuso il loro giornale e poi di nuovo a luglio con un riaccendersi dei scontri tra gli americani che sostavano nella periferia della città santa minacciando di entrare e l'Armata del Mahdi che difendeva il territorio.
Fu solo l'intervento del Grand Ayatollah al Sistani, una delle massime autorità spirituali e sciite, uomo anziano e rispettato, a placare l'animo del giovane ribelle, a fargli abbassare le armi e a chiedere agli americani di ritirarsi. Ma per gli Stati Uniti, al Sadr è stato uno dei super ricercati, l'uomo che ogni venerdì sfidava i militari e teneva la preghiera alla moschea di fuga fino ad ora è stato imprendibile. «Una provocazione, non vogliono che la tregua regga», accusa con forza, Abu Baker, direttore per le relazione esterne dell'ufficio di Al Sadr a Baghdad. Intanto non si placa la violenza a nel paese, una autobomba è esplosa contro un convoglio americano sulla strada dell'aeroporto a sud ovest di Baghdad, uccidendo una persona e ferendone dodici tra cui quattro soldati americani. Un iracheno è stato ucciso e altri otto, tra cui due Guardie nazionali, sono rimasti feriti tra ieri e oggi a Baquba, 60 km a nord di Baghdad - hanno detto i servizi di sicurezza. E una bomba è esplosa stamane al passaggio di una pattuglia della polizia sempre a Baquba.
Barbara Nanan

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