Venerdì 14 Dicembre 2018 | 21:19

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«Un ponte per» realizza un video per le sue volontarie

ROMA - Ha provocato «grande commozione», in Iraq e nel mondo arabo, il video preparato da 'Un ponte per' e proposto la notte scorsa alle tv Al Arabiya e Al Jazira. Lo rende noto l'organizzazione umanitaria, alla quale appartengono tre dei quattro volontari sequestrati a Baghdad.
«Le prime reazioni che abbiamo raccolto da giornalisti arabi, da amici iracheni e del mondo arabo - racconta 'Un ponte per' - sono di grande commozione. E' la prima volta che delle persone rapite compaiono per raccontarsi; la prima volta in arabo. «'Dicono quello che diciamo tutti', ci hanno riferito». I responsabili dell'ong si sentono «più sollevati»: «pensare, produrre e proporre questo video - raccontano - non è stata una decisione facile. Ogni parola, ogni immagine porta il suo peso».
Nel video, che Al Arabiya sta trasmettendo più volte nella giornata di oggi - spiegano - vengono raccontati alcuni frammenti dei progetti che in questo ultimo anno l'organizzazione sta svolgendo in Iraq. In particolare, all'inizio di settembre, Un Ponte per stava lavorando alla distribuzione di medicinali a cento bambini affetti da malattie croniche, alla riabilitazione completa di 12 scuole, a un programma di educazione sanitaria, di formazione professionale e di riabilitazione in 30 scuole di Baghdad. L'ong stava avviando, inoltre, un programma di sostegno sociosanitario alle donne di Baghdad in collaborazione con un'associazione di donne islamiche e un sostegno alla riabilitazione del patrimonio artistico e culturale dell'Iraq. Ai primi di settembre era stata, inoltre, appena terminata la scuola di animazione estiva 'Saif Hulu - Estate felice' per i bambini delle scuole e avevano appena finito di portare acqua a Najaf e di riabilitare 3 impianti idrici nel sud dell'Iraq. Nei mesi precedenti erano stati riabilitati altri 9 impianti idrici e distribuita acqua e medicinali a Falluja e a Kerbala. Subito dopo la guerra erano state riabilitate 2 scuole e fornito ossigeno a 30 ospedali di Baghdad.
«In questo momento - concludono con amarezza - la nostra attività è sospesa. I nostri collaboratori e collaboratrici iracheni sono a casa. Il Ponte non è più attivo in Iraq».

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