Giovedì 13 Dicembre 2018 | 00:22

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Solo speculazioni, sugli ostaggi nessuna certezza

Il governo ad interim iracheno dice che farà di tutto per la liberazione degli ostaggi, ormai quasi una trentina gli stranieri, ma nessuno ha certezze sugli autori dei sequestri che con attentati e bombardamenti stanno riducendo l'Iraq a una terra di nessuno, una sorta di Far West dove non ci sono valori o regole e tutti sono vittime.
E mentre a Londra il primo ministro provvisorio Iyad Allawi assicura che le elezioni generali si terranno come previsto a gennaio e promette ogni collaborazione al premier britannico Tony Blair, fra i più cupi pensieri le ore e i minuti corrono verso l'ultimatum, verso la minaccia di morte che pende sulla testa degli americani Jack Hensley e Eugene Armstrong e dell'inglese Kenneth Bigley, dipendenti di una società di costruzioni degli Emirati arabi uniti, impegnata nella ricostruzione di una base americana. Un comunicato, del gruppo Tawhid al Jihad (Unità nella fede e guerra santa) del giordano Abu Musab al Zarqawi, ha dato ieri 48 ore per il rilascio delle detenute irachene nei carceri di Abu Ghraib e Umm Qasra, in cambio della vita degli ingegneri. Una richiesta con un forte impatto sociale - anche se le donne nei carceri controllati dagli americani sono solo due - e un ritorno politico comunque significativo. E' la stessa richiesta che era stata fatta via Internet il 10 settembre, da un gruppo che si ritiene inesistente - Ansar al Zawahri (partigiani di al Zawahri, il vice di Osama bin Laden) - per le due italiane, Simona Torretta e Simona Pari e i due colleghi iracheni, l'operatrice umanitaria Mahnaz Bassam e l'ingegnere Raad Ali Abdul Raziz, rapiti 13 giorni fa. Il rilascio, aveva detto allora il sedicente gruppo, avrebbe avuto in cambio «informazioni» sui sequestrati. Alla risposta cauta del governo italiano, è seguito il silenzio.
La tattica del sequestro degli operatori umanitari della Ong 'Un ponte per ...' , che non è mai stato rivendicato da video, e quella dei tre tecnici - e la domanda di rilascio delle detenute hanno fatto pensare ad una stessa matrice. In ambedue i casi, i sequestrati sono stati prelevati dalle loro abitazioni, di giorno, da commando ben addestrati, bene armati. Non mujaheddin, con la kefiah in testa, e il kalashnikov arruginito in spalla. Gente che, secondo gli esperti, aveva avuto un training militare. Nel caso dei tre uomini, la casa è su una piccola via dell'elegante quartiere al Mansour che pullula di guardie delle varie abitazioni, e di agenti della polizia irachena. Nessuno ha provato curiosità per quello che stava accadendo, nessuno ha sentito, nessuno si è mosso. I rapitori avevano i nomi degli operatori umanitari e sapevano che le guardie notturne dei due americani e del britannico la notte precedente il rapimento non c'erano. Quindi, non sequestri casuali - sempre più facili - ad opera di bande criminali, a scopo di estorsione. Centinaia gli iracheni vittime di questi ultimi. In base a informazioni riservate, il vice ministro degli esteri iracheno Hamid Al-Bayati, in visita in Italia, ha detto ieri che Simona Pari e Simona Torretta potrebbero essere nelle mani di al Zarqawi, a Falluja.
E Falluja, dove 'Un ponte per...' aveva già portato aiuti durante l'offensiva americana in aprile, è un feudo a se stante, dove la polizia locale è in collusione con la guerriglia. Le forze Usa da mesi bombardano presunti rifugi, senza riuscire mai a prendere il ricercato numero Uno della rete terroristica di al Qaida in Iraq, sulla cui testa è stata messa una taglia di 25 milioni di dollari. A giugno, il Pentagono, con grande scorno dei generali a Baghdad, annunciò che Zarqawi era sfuggito per pochi secondi ad un attacco. Se gli ostaggi sono davvero nelle mani del suo gruppo, le informazioni arriveranno solo se il giordano, o chi per lui, le vorrà far avere. E' un territorio dove il lavoro di intelligence è difficile o nullo. La gente ha paura - se non è semplicemente ostile agli americani - e non parla. Ormai anche solo farsi vedere in compagnia di uno straniero è pericoloso per un iracheno. Tre curdi sono stati sgozzati dal gruppo Ansar al Sunna come «collaborazionisti». Il video dell'esecuzione è stato pubblicato oggi su Internet, mentre l'ondata di sequestri - anche se non è una strategia di una sola mente - continua con tre uomini d'affari libanesi e il loro autista iracheno e un numero imprecisato di camionisti turchi uccisi o catturati oggi.
Barbara Alighiero

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