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«E' giusto rispettare la legge italiana»

MILANO - «E' giusto rispettare la legge italiana, se esiste, che vieta di coprire il volto. I precetti islamici consentono infatti di mostrare il viso e le mani, ma il velo sul capo è previsto dal Corano e quindi non lo si può vietare come hanno fatto in Francia». Souheir Katkhouda, vice-presidente dell'Associazione donne musulmane italiane (Admi) prende posizione sul caso scoppiato nel Comasco dove una donna italiana di fede islamica è stata multata perchè porta il burqa.
«Ribadisco - dice la vicepresidente, 42 anni, 6 figli, origine siriana - che è giusto rispettare la legge. La nostra associazione non favorisce assolutamente il coprirsi il volto in Europa, ma se alcune donne musulmane lo fanno noi non possiamo impedirglielo. Nel caso di Drezzo ci rimettiamo alla legge, anche se è ovvio che la nostra sorella non voleva fare nulla di male: è solo una sua scelta religiosa».
L'Admi, quasi 300 iscritte soprattutto nel Nord-Italia, lavora per l'inserimento delle donne di fede islamica nelle società occidentali fra modernità e mantenimento della tradizione. Per esempio nella pratica sportiva: «in alcune occasioni per fare sport fra donne musulmane o anche italiane, purchè non ci siano uomini, abbiamo affittato palestre o piscine, come a Milano - spiega Souheir Katkhouda - in modo da poter indossare pantaloncini fino al ginocchio e magliette a mezza manica, in genere in lycra per motivi igienici. E' meglio fare sport senza indossare abiti che lo rendono impossibile, ma comunque non si può fare il bagno in costume se si è veri credenti. Perchè nell'Islam il pudore esiste anche fra le donne. In Italia peraltro esistono molte donne musulmane che fanno sport e nuotano in base alla moda occidentale, ma allora non rispettano il Corano. Fanno ciò che vogliono. In una società aperta e libera le donne fanno quello che vogliono».
«Affittare palestre e piscine per andarci solo fra musulmani - aggiunge la vicepresidente dell'Admi - risulta però costoso, bisogna essere in tanti e per questo motivo accade raramente. E così lo sport fra le donne non si diffonde. E del resto i comuni, tranne qualche eccezione, non ci danno certo una mano».
«Non siamo certo più al Medioevo - conclude la rappresentante delle donne islamiche -. Anche in molti Paesi islamici le donne, in alcuni giorni riservati solo a loro e quindi senza uomini, possono fare sport o nuotare. E' chiaro che non si può fare bene sport se si è troppo vestiti».

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