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Liberati giornalisti francesi: per gli esperti messaggio credibile

PARIGI - Davvero i due giornalisti francesi spariti un mese fa tra Baghdad e Najaf sono stati rimessi in libertà ma rimarranno ancora per qualche tempo con i rapitori così da raccontare al meglio le gesta della «eroica resistenza irachena», come ha annunciato ieri un messaggio attribuito all'Esercito islamico in Iraq? Anche oggi il governo Raffarin ha evitato di rispondere a questo cruciale interrogativo. A Parigi si insiste nella strategia adottata: massima prudenza e massima discrezione.
«Tecnicamente è troppo difficile avere una convinzione assoluta», ha indicato stamattina il ministro degli Interni Dominique de Villepin.
A giudizio degli esperti quel messaggio spuntato su Internet ha però «un certo grado di credibilità». Non foss'altro perchè rappresenta «una onorevole via d'uscita» per i fantomatici e contraddittori rapitori, che in un primo tempo volevano ammazzare i due reporters se la Francia non avesse abrogato la legge contro il velo islamico a scuola e poi - una volta lasciato cadere l'ultimatum - hanno minacciato di metterli sotto processo (non si sa bene con quali accuse).
Vero o falso che sia, l'annuncio di fine prigionia attribuito all'Esercito islamico in Iraq ha avuto il merito di far ritornare un po' di ottimismo a Parigi sulla sorte di Christian Chesnot e Georges Malbrunot. «Le indicazioni che abbiamo vanno tutte nello stesso senso: sono vivi. Noi - ha detto Villepin - vogliamo credere che i nostri due compatrioti sono in vita e speriamo che il loro rilascio possa avvenire presto».
Questa speranza è almeno in parte fondata sugli unanimi attestati di solidarietà incassati all'unisono nel mondo arabo e non a caso oggi anche il capo storico dell'organizzazione islamista armata della Jihad, Abbud al-Zomor, si è unito al coro e ha chiesto l'immediato rilascio dei due giornalisti francesi, che «è nell'interesse della resistenza irachena» in quanto «la posizione della Francia sull'Iraq è totalmente diversa da tutti gli altri paesi».
Ma è davvero possibile che i due reporter abbiano accettato «di loro spontanea volontà « di rimanere «per un periodo limitato» con la banda che si è già macchiata le mani con il sangue di Enzo Baldoni? «Si tratta di grandi professionisti.
Quando saranno di ritorno potremo ascoltare la loro testimonianza e sapere la realtà delle cose», ha tagliato corto il ministro degli Interni nel corso di un'intervista radiofonica e ha ripetuto la linea alla quale il governo Raffarin vuole attenersi a tutti i costi: «Niente polemiche.
Niente dibattiti. La nostra forza è l'unità».
Nel timore che il calvario di Chesnot e Malbrunot non è affatto finito, Reporters sans Frontieres - l'associazione in prima fina nella difesa della libertà di stampa nel mondo - ha intanto lanciato oggi un nuovo appello a favore dei due giornalisti e del loro chauffeur siriano, che secondo l'ultimo messaggio dei rapitori è sotto processo per spionaggio davanti ad un «un tribunale islamico».
«Chiediamo a tutti - questo l'appello di Rsf - di rimanere mobilitati. L'unico torto di Malbrunot e Chesnot è di aver cercato di fare coraggiosamente e liberamente il loro mestiere andando a raccogliere informazioni sul terreno».

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