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L'ammiraglio Giampaolo Di Paola, capo di Stato maggiore della Difesa, a Nassiriya: il metodo italiano funziona

ROMA - «Il "metodo Nassiriya", che cerca di valorizzare il dialogo, il confronto, il rispetto per le autorità locali, che sono sovrane, funziona. I fatti ci danno ragione e il trend è positivo». L'ammiraglio Giampaolo Di Paola, capo di Stato maggiore della Difesa, oggi in visita ai militari italiani in Iraq, è soddisfatto.
Ha fatto una ricognizione dall'alto, in elicottero; ha visitato il centro della città; ha parlato con i soldati della task force italiana sullo stesso ponte dove una decina di giorni fa furono attaccati, e il bilancio, dice, è positivo. «Ho trovato Nassiriya (dove domani sono in programma le delicatissime elezioni municipali - ndr) una città assolutamente normale. Certo, ci sono episodi di tensione e la nostra vigilanza rimane pronta, ma nella provincia di Dhi Qar i segnali sono incoraggianti».
Di Paola è giunto in Iraq accompagnato dal generale Filiberto Cecchi, comandante del Coi, il Comando operativo di vertice interforze, poco prima delle 10. Alla base aerea di Tallil - dove si trova anche Camp Mittica, il quartier generale italiano - è stato ricevuto da Armando Novelli, vice comandante del Corpo multinazionale a Baghdad e da Vladimiro Alexitch, comandante del contingente nazionale a Bassora. Con loro anche il gen. Enzo Stefanini, comandante della Brigata aeromobile Friuli e della task force italiana a Nassiriya.
Dopo un briefing nella sede del 6/o Reparto operativo autonomo dell'Aeronautica militare, Di Paola ha fatto una ricognizione in elicottero della provincia ed è voluto atterrare proprio nei pressi del cosiddetto "Strategic bridge", il ponte dove i militari della Brigata aeromobile Friuli vennero presi di mira da fuoco incrociato il 7 settembre scorso. Fu quello l'ultimo attacco subito dai militari italiani, che non riportarono danni. Sul ponte - che si trova lungo la superstrada "Tampa" e che è considerato un punto nevralgico del traffico e del sistema di controllo italiano - Di Paola si è fermato a parlare con l'ufficiale del 66/o reggimento aeromobile responsabile della sicurezza e con il suo collega iracheno. Poi è ripartito in elicottero per "White Horse", la seconda base del contingente italiano. Da qui, con una pattuglia pesantemente scortata, si è diretto a Nassiriya, dove ha fatto un giro del centro della città. Che è alla vigilia di un appuntamento cruciale: le elezioni comunali, che sono già state rinviate diverse volte, anche per ragioni di sicurezza. Al comando del contingente italiano spiegano tuttavia che, almeno per il momento, non ci sono tensioni particolari o segnali allarmanti. Lo stesso Di Paola ha spiegato di aver trovato la città del tutto "normale". «Il nostro metodo di lavoro - ha detto il capo di Stato maggiore della Difesa incontrando i giornalisti a Camp Mittica, dove ha visitato la sala operativa - è remunerativo: stiamo ponendo grande attenzione all'addestramento delle forze di sicurezza irachene, la rinata polizia e la nuova Guardia nazionale, a supporto dell'iter di democratizzazione del Paese, il cui governo ci ha chiesto di restare». Restare, ma per quanto? Di Paola si è limitato a ricordare che da parte del Governo di Baghdad l'invito a restare, rivolto ai soldati italiani, è sempre aperto, e che l'Iraq sta per affrontare alcuni passaggi cruciali per il suo futuro. Due su tutti: le previste elezioni del gennaio prossimo per il governo provvisorio e quelle del gennaio 2006 per il governo di normale legislazione. Di Paola ha ricevuto gli onori finali da un picchetto del Savoia cavalleria. Alle 15 ha lasciato l'Iraq.

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