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Allawi: faremo di tutto per liberare gli ostaggi. Elezioni a gennaio

LONDRA - Il popolo iracheno potrà votare per le elezioni politiche, come previsto, il prossimo gennaio ma l'Iraq ha bisogno dell'aiuto dell'Onu in un momento particolarmente difficile per il Paese: il Governo, comunque, si impegna a sconfiggere le «forze del male» e fare qualsiasi cosa per tutti gli ostaggi attualmente nelle mani dei guerriglieri.
Si è concluso con queste promesse il vertice tenuto oggi a Londra tra il premier britannico Tony Blair e il primo ministro iracheno Iyad Allawi. «Stiamo facendo del nostro meglio sulla questione degli ostaggi e speriamo di raggiungere buoni risultati», ha dichiarato Allawi durante una conferenza stampa congiunta a Downing Street. E poi: «Stiamo avendo successo in Iraq. Stiamo avendo successo contro le forze del male».
Cominciato questa mattina alle 10:00, il vertice è servito ai due leader soprattutto per dire al mondo che non sono affatto disposti ad arrendersi. Allawi ha infatti tenuto a sottolineare che, nonostante i crescenti episodi di violenza delle ultime settimane e la continua piaga dei sequestri, le elezioni si terranno in Iraq come previsto il prossimo gennaio.
Da parte sua, Blair si è rifiutato di commentare le ultime indiscrezioni di stampa su una possibile riduzione della presenza militare britannica in Iraq -come scriveva oggi il domenicale The Observer- ed ha ribadito che il Regno Unito rimarrà nel Paese «finchè il lavoro non sarà finito».
Allawi, tuttavia, non ha fatto segreto delle difficoltà che attraversa in questo momento il suo Governo. «Seguiremo di sicuro la tabella di marcia delle elezioni nel gennaio dell'anno prossimo», ha dichiarato, sottolineando che il popolo è «deciso a far prevalere la democrazia, che vincerà in Iraq».
Ma ha anche lanciato un appello all'Onu, affinchè «fornisca tutto ciò che è necessario per garantire il successo delle elezioni».
Per il momento, però, Baghdad non ha chiesto a Londra l'invio di altri soldati (attualmente il Regno Unito ha nel Paese circa 5.000 truppe da combattimento), ha affermato Blair ribadendo che il Governo britannico «tiene sempre sotto osservazione la situzione».
Diventa sempre più pressante, intanto, il problema dei sequestri di persona in Iraq, dove attualmente viene tenuto in ostaggio anche Kenneth Bigley, il cittadino britannico rapito giovedì scorso a Baghdad. Proprio nel giorno del vertice, domina le prime pagine di alcuni domenicali nazionali l'immagine di un Bigley con gli occhi bendati insieme ai suoi colleghi americani, gli ostaggi Jack Hensley ed Eugene Armstrong.
Intervistato questa mattina dalla Bbc, il ministro degli esteri iracheno Hoshyar Zebari -criticando anche paesi come le Filippine che hanno ceduto alle richieste dei sequestratori- ha affermato che il Governo non negozierà con i terroristi che prendono in ostaggio le persone perchè questo sarebbe «un precedente molto grave». Da parte sua, Allawi, il quale domani vedrà il ministro degli Esteri Jack Straw e poi andrà negli Usa per vedere il presidente George W. Bush, non ha commentato le dichiarazioni del suo ministro, limitandosi ad assicurare che il Governo sta facendo del suo meglio. Allo stesso momento, rispondendo a una domanda Blair ha negato che le forze di coalizione e gli iracheni stiano perdendo la guerra contro il terrorismo.
«Questo conflitto in Iraq è il crogiolo nel quale sarà deciso il futuro del terrorismo globale», ha affermato Blair sottolineando che le opzioni sono due: il terrorismo vincerà e «crescerà, oppure vinceremo noi, vincerà il popolo iracheno e il terrorismo globale subirà un'enorme sconfitta». Intanto, il generale Sir Mike Jackson, capo delle Forze Armate britanniche, non ha dubbi: le truppe del Regno Unito sono «di nuovo in guerra» in Iraq alla luce dei continui pesanti attacchi lanciati dai guerriglieri nelle ultime settimane.
Roberto Caracciolo

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