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Gli 007 italiani studiano le analogie tra i sequestri

ROMA - Analogie e differenze tra il sequestro di Simona Pari e Simona Torretta e quello dei due americani e il britannico rapiti il 15 settembre sono in queste ore sotto la lente di ingrandimento degli organismi di intelligence italiani.
La differenza più macroscopica, viene sottolineato, riguarda proprio la inequivocabile rivendicazione del sequestro dei tre stranieri, avvenuta attraverso il video trasmesso oggi da Al Jazira, e l'assenza di notizie certe sulle due cooperanti dal giorno del loro rapimento, il 7 settembre.
Le analogie, invece, sono almeno un paio. In primo luogo le modalità dei blitz: sono avvenuti in entrambi i casi nel pieno centro di Baghdad, in zone considerate relativamente sicure, da parte di due gruppi ben organizzati, con un apparente addestramento di tipo militare, senza sparare un colpo.
In secondo luogo, le rivendicazioni. Il gruppo terroristico 'Tawhid wal Jihad' (Unificazione e guerra santa), che sarebbe capeggiato dal leader di Al Qaida Abu Musab Zarqawi, ha lanciato un ultimatum per i due americani e il cittadino britannico: entro 48 ore dovranno essere messe in libertà tutte le prigioniere irachene che sono nelle prigioni di Abu Ghraib e di Um Qasr, altrimenti gli ostaggi saranno uccisi. Una richiesta di liberare le «prigioniere musulmane» in Iraq era contenuto anche nel presunto ultimatum di 24 ore, apparso sul web il 10 settembre, da parte del fantomatico gruppo 'Ansar Al Zawahri': in cambio ci sarebbe stata non la liberazione delle due Simone, ma qualche notizia sul loro conto. Un ultimatum, come la precedente rivendicazione da parte dello stesso gruppo, comparso nel sito «islamic-minbar.com'.
Gli esperti dell'intelligence non hanno dato mai molto credito ai messaggi di 'Ansar al Zawahri', un gruppo che non esisterebbe nemmeno. Lo stesso titolare del sito ha giudicato i messaggi «certamente falsi». La richiesta di liberare le prigioniere irachene è solo, viene rilevato in ambienti dei servizi, una «singolare coincidenza». «Verosimile», invece, è che le due italiane non siano in mano al gruppo di Zarqawi che detiene i due americani e il britannico: altrimenti non si capirebbe perchè gli ostaggi sono stati immediatamente 'esibiti' solo in un caso.
Gli 007 italiani, comunque, hanno già in corso uno scambio informativo con i colleghi di Usa e Gb proprio sullo specifico tema dei rapimenti. Ed anche con l'intelligence francese, alle prese con il sequestro dei due giornalisti, c'è collaborazione.
Ma pure in quest'ultimo caso, viene sottolineato, non ci sarebbero analogie. Il sedicente Esercito islamico in Iraq che tiene prigionieri Georges Malbrunot e Christian Chesnot, infatti, ha più volte dato prova, con i video e comunque in modo inequivocabile, di avere in mano gli ostaggi. I sequestratori si sono fatti vivi più volte, così come avvenuto nel caso di Enzo Baldoni, ucciso dallo stesso Esercito islamico in Iraq. Per quanto riguarda Simona Pari e Simona Torretta, invece, il silenzio dura da 12 giorni. Nessun video su Al Jazira, nessun'altra prova - almeno che si sappia - ma soltanto rivendicazioni o ultimatum di scarsa attendibilità.
Un sequestro anomalo, come è stato ricordato più volte, al quale gli 007 italiani cercano di venire a capo puntando molto sulle informazioni e la collaborazione dei Servizi segreti dei Paesi arabi, in particolare quelli di Kuwait e Iran, ma anche dell'intelligence del nuovo governo iracheno. Come avviene per l'esercito e le forze di polizia, anche tra i dirigenti degli attuali servizi di Baghdad ci sono funzionari che in passato sono stati 'vicini' al vecchio regime, al partito Baath e al Mukabarat, l'intelligence di Saddam. Ambienti che, secondo alcune indiscrezioni, potrebbero essere in qualche modo coinvolti nel sequestro delle italiane, o comunque sapere.
E dal governo iracheno, anche oggi, hanno assicurato collaborazione. Lo ha fatto il viceministro degli Esteri, Hamid Al-Bayati, che incontrando a Roma il ministro della Difesa, Antonio Martino, non solo ha espresso «ferma condanna» per il rapimento, ma soprattutto ha confermato «il massimo impegno, come già assicurato dal Presidente iracheno Al Yawar, per una positiva soluzione della vicenda». Inutile chiedere al ministro Martino altre notizie, conferme dell'esistenza in vita delle due giovani: «Di questo non parlo», ha risposto ai giornalisti.
Il silenzio dei rapitori non viene rotto neppure dalle manifestazioni e dagli appelli che anche oggi si sono susseguiti. A cominciare da quello di Mohamed Nour Dachan, presidente dell'Ucoii, l'Unione delle comunità ed organizzazioni islamiche in Italia, che oggi ha fatto visita ai familiari di Simona Torretta. Un «nuovo e pressante» appello, quello dell'Ucoii di «liberare subito le due donne, far cessare l'angoscia dei familiari, di non proseguire in un'azione che danneggia ulteriormente il popolo iracheno».

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