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La Germania ai tedeschi in Iraq: lasciate il Paese il più presto possibile

BERLINO - Il governo della Germania ha sollecitato i circa cento connazionali che si trovano in Iraq a lasciarlo il più presto possibile a causa del crescente rischio di sequestri e di attacchi contro gli stranieri che lavorano in quel Paese, definito «agghiacciante» da un portavoce del ministero degli Esteri, Walter Lindner. Questi ha sottolineato che in realtà di tratta non di un avviso del tutto nuovo bensì del rafforzamento di un monito lanciato già nel marzo 2003, all'epoca dell'invasione da parte delle truppe anglo-americane per rovesciare il regime di Saddam Hussein. «La nostra richiesta ormai era in vigore da un pezzo, ma alla luce della corrente situazione adesso vi abbiamo aggiunto l'elemento dell'urgenza», ha spiegato il portavoce ministeriale. «Gli stranieri là sono particolarmente in pericolo, e il rischio di rapimenti è molto elevato», ha aggiunto, precisando tuttavia di non poter rivelare se specifiche minacce siano state formulate nei confronti dei cittadini tedeschi che vivono nel Paese arabo.
Costoro sono appunto circa un centinaio, alcuni con doppia nazionalità irachena e tedesca, tra operatori umanitari, giornalisti, diplomatici e imprenditori. Per quanto concerne gli addetti delle organizzazioni umanitarie non governative, cinque in tutto, essi sono comunque propensi ad andarsene da quando sono state rapite le due volontarie italiane Simona Pari e Simona Torretta.
Quanto accaduto ai giornalisti francesi Christian Chesnot e Georges Malbrunot, anch'essi presi in ostaggio e tuttora nelle mani dei sequestratori, ha convinto le autorità di Berlino che il fatto di essersi a suo tempo opposti alla guerra, come fecero la stessa Germania e ancor più la Francia (ma pure la Russia, parecchi dei cui connazionali sono nondimeno stati a varie riprese rapiti), non fornisce di per sè alcuna garanzia di non essere esposti a tale genere di pericolo.

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