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Barbara Contini, ex governatore della provincia Dhi Qar: l'Italia in Iraq avrà un «ruolo importante di grande mediazione»

CATANIA - Un «ruolo importante di grande mediazione e flessibilità, un potenziale tipicamente nostro», è quello che spetta all'Italia in Iraq secondo Barbara Contini, ex governatore della provincia Dhi Qar, Nassiriya, oggi a Catania per partecipare a un convegno organizzato dalla Cooperazione allo Sviluppo nell'ambito del Prix Italia.
L'Onu parla di guerra illegale in Iraq? «L'importante è che l'Italia abbia reagito in base alle disposizioni delle Nazioni Unite: siamo entrati dopo, ci comportiamo da tali», risponde Contini, in procinto di partire per una missione in Darfur. L'importante è «il rispetto, la stima, l'umiltà nei confronti dei Paesi in cui si va». La nuova strategia dei sequestri? «In tantissimi posti del mondo succede così: si parla di libertà, democrazia, pacificazione, ma da due generazioni a questa parte gli iracheni non sanno di che cosa si tratti».
Ma «al 99% - aggiunge Contini, da vent'anni impegnata all'estero, nel curriculum sette guerre in 33 Paesi - gli iracheni sono persone splendide, che non ne possono più della guerra, dei mortai o degli Rpg7. Questa gente non viene mai intervistata perchè non vuole essere intervistata, è gente silente che desidera pace».
E per portare la pace in Iraq «i governi più importanti del mondo - sottolinea l'ex governatore della provincia di Nassiriya - hanno un dovere: essere tutti uniti e far conoscere la situazione alla gente attraverso l'informazione. Il terrorismo si è professionalizzato, prima ci sbrighiamo e meglio è, prima individuiamo i problemi e prima capiamo come arginarli. E' necessario, ancora, usare immediatamente il potenziale rappresentato dagli investimenti nella cooperazione allo sviluppo e mobilitare le imprese che commerciano con l'estero per creare ricchezza negli stessi Paesi che si trovano in condizioni di emergenza».
«Se ho avuto mai paura mentre ero in Iraq? Non si ha paura, altrimenti si cambia lavoro. E poi non c'è tempo per aver paura, quando devi prendere decisioni delicate in pochi secondi perchè hai grossissime responsabilità», conclude. «Che cosa mi resta di quella esperienza? La voglia incredibile di continuare a fare il mio lavoro: dà un'adrenalina splendida cercare di fare qualcosa per paesi post-guerra o in transizione o in via di sviluppo, perchè è l'unico modo per uscirne».

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