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La morte in Italia per mafia ed eutanasia

ROMA - Inversione di rotta per gli omicidi in Italia: aumentano e allo stesso tempo tornano, raddoppiando, quelli di mafia ed aumentano i casi di eutanasia.
L'aumento più consistente riguarda gli omicidi compiuti dalla criminalità organizzata: +83,3% registrato nello stesso arco di tempo. Nello specifico, i regolamenti mafiosi sono passati dagli 84 del 2002 ai 154 nel 2003, «dopo numerosi anni in cui il fenomeno di omicidi in Italia ha segnato un andamento decrescente, toccando, secondo l'Istat, la punta minima di 639 casi nel 2002».
Negli ultimi anni l'omicidio di stampo mafioso è apparso come fenomeno «in forte decremento», toccando proprio nel 2002, con 84 vittime, la punta più bassa degli ultimi anni (-40% rispetto al 2001). Il 2003 segna, invece, «una netta inversione di tendenza».

La criminalità organizzata si conferma tuttavia come fenomeno localizzato quasi interamente al sud e in particolare in quattro regioni considerate «a rischio mafioso» dove è avvenuto, sottolinea l'Eures, l'89% di tutti gli omicidi attribuiti alla mafia. Sono Campania (con 57 vittime di camorra, pari al 37% di quelle del crimine organizzato), seguita Puglia (con 38 vittime, in prevalenza della Scu e delle altre consorterie emergenti, pari al 24,7%), Calabria (con 26 vittime della 'ndrangheta, pari al 16,9%) e Sicilia (con 16 vittime della onorata società, pari al 10,4%).

EUTANASIA E DISPERAZIONE +80% IN 4 ANNI, SOPRATTUTTO TRA CONIUGI O GENITORE-FIGLIO
«Eutanasia» e «disperazione»: sono gli ambiti in cui sono maturati, negli ultimi quattro anni, 54 omicidi in Italia, secondo la banca dati Eures, che lancia un vero e proprio allarme in questo senso, legato in particolare al Nord del Paese. Movente di tali delitti, spiega il rapporto 2004, sono situazioni di «grave disagio fisico, mentale o sociale della vittima». In altre parole, le vittime sono malati gravi e disabili. Il contesto, sottolinea, è familiare e quasi esclusivamente legato al rapporto coniugale o genitore-figlio.
Un fenomeno che, aggiunge l'Eures, appare in «forte crescita»: si è infatti passati da 10 casi nel 2000, a 12 nel 2001, a 14 nel 2002, a 18 nel 2003 (+80% nell'intero periodo). In particolare, un incremento di «notevoli dimensioni» ha riguardato il Nord dove, prosegue il rapporto Eures, si registra la maggiore incidenza del fenomeno, con il 66,7% delle vittime (36 in valori assoluti), a fronte del 14,8% del Centro (con 8 vittime) e del 18,5% del Sud (10 vittime).
La grave malattia fisica risulta, con 21 vittime tra il 2000 e il 2003 (pari al 38,9%), insieme all'handicap fisico (ancora con 21 vittime) - spiega il rapporto - la condizione più frequentemente rilevata tra le vittime di omicidio in condizioni di grave disagio; seguono le situazioni di disagio mentale (9 vittime nel quadriennio, pari al 16,7%) e l'abuso di alcool e droga (3 vittime, pari al 5,6%).

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