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Marito e moglie nell'inferno di Beslan, terroristi che uccidevano bambini che potevano essere loro figli

MOSCA - C'è anche la storia di una coppia, moglie e marito, entrambi ceceni ed entrambi islamici wahabiti di stretta osservanza, nel racconto dell'orrore di Beslan. Una coppia di terroristi che non ha avuto pietà di bambini che avrebbero potuto essere suoi figli e che nel mattatoio della Scuola numero 1 ha ucciso e si è fatta uccidere in nome di un odio fanatico.
Lo rivela il giornale Vremia Novostiei, citando fonti di polizia, in una corrispondenza dalla cittadina dall'Ossezia del Nord (Caucaso russo) il cui nome è diventato in questi giorni simbolo di sangue, paura e crudeltà.
Il giornale scrive che, fra i 14 sequestratori uccisi identificati finora, figura il nome di Mairbek Shaibekkhanov, considerato un addestratore di donne kamikaze, ma anche di sua moglie. E che proprio la Shaibekkhanova sarebbe stata una delle due terroriste esplose con le loro cinture di morte a Beslan.

La notizia non è confermata ufficialmente dalla Procura generale russa, la quale ha riferito nei giorni scorsi di aver dato in effetti un nome e un cognome a 14 dei 31 sequestratori uccisi (il trentaduesimo, il ceceno Nur-Pasha Kulaiev, risulta essere stato invece catturato vivo), ma non ne ha reso pubbliche le generalità.
Vremia Novostiei - che aveva già anticipato la presunta identità del capo del commando, il cosiddetto colonnello, indicandolo come Ruslan Kudzhbarov - sostiene tuttavia oggi di aver appreso alcuni altri nomi per proprio conto, in ambienti investigativi. Nomi come quello di Khizir-Alì Akhmedov, un altro ceceno imparentato con il capo militare della guerriglia islamico-separatista Shamil Basaiev, e soprattutto come quelli dei coniugi Shaibekkhanov. Personaggi agghiaccianti, questi ultimi, dei quali il giornale moscovita ripercorre la vicenda.

Del marito, Mairbek, rivela che era noto fin dalla seconda metà degli anni '90 come un militante islamico radicale e che nel villaggio ceceno di Novy Enghenoi era conosciuto come «l'uomo col mitra». Le sue tracce, insieme con quelle della giovane moglie - altrettanto cupa nella sua fede, secondo le testimonianze raccolte - si ritrovano negli anni successivi nella vicina Inguscezia, altra repubblica autonoma russa del Caucaso. Una terra nella quale la coppia, spacciatasi per profuga, sarebbe entrata in realtà a far parte della banda del cosiddetto 'emiro di Grozny' Khamzat Tazabaiev: addetta soprattutto, secondo gli investigatori russi, al reclutamento e all'addestramento di donne kamikaze. Una militanza - scrive Vremia Novostiei - confermata anche da un altro componente della banda, Rustam Ganiev, arrestato nei mesi scorsi e pronto a confessare alcune delle nefandezze dell'emiro e dei suoi seguaci, impegnati in una sorta di allevamento in batteria di terroriste suicide: da quelle del teatro Dubrovka (ottobre 2002), alle due che fecero strage nell'aerodromo moscovita di Tushino (15 morti nel luglio 2003), a quelle che nella stessa Ossezia del Nord, nell'agosto di un anno fa, massacrarono una cinquantina di persone dinanzi nell'ospedale militare di Mozdok. Fino all'epilogo dell'inferno di Beslan.
Alessandro Logroscino

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