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Il primo bacio non si scorda mai? Ora si potrà

Il primo bacio, un viaggio indimenticabile, o anche solo una cena divertente fra amici: oggi ci limitiamo a ricordarli, ma fra non molto immagini e voci di quei momenti saranno a portata di mano e, anzichè dai nostri ricordi, si potranno ripescare dalla potentissima memoria di un computer grande come un telefonino: è l'obiettivo del sistema MyLifeBits, il progetto ambizioso per registrare, immagazzinare e gestire i dati di tutta una vita al quale sta lavorando il ricercatore della Microsoft Jim Gemmell.
Per la prima volta questa sorta di scatola nera personale sarà presentata in Italia, nella Conferenza italiana sui sistemi intelligenti.
Gemmell sarà a Perugia giovedì, per partecipare all'incontro organizzato dal dipartimento di Matematica e Informatica dell'università e dall' Associazione italiana di Intelligenza artificiale.
Quella di Gemmell «è una sfida paradossale, con conseguenze difficili da analizzare», ha osservato il presidente dell'Associazione italiana di Intelligenza artificiale, Marco Gori, dell'università di Siena. Il presidente della Conferenza, Alfredo Milani, dell'università di Perugia, non ha dubbi che la nuova parola d'ordine sia
«memorizzare tutto, senza buttare via nulla. La mia idea - ha aggiunto - è che Gemmell stia progettando una versione quotidiana di Echelon», il sistema di controllo delle telecomunicazioni attivato da Stati Uniti, Canada e Australia.
- LA RIVOLUZIONE DELLA MEMORIA: a questo porterà il progetto di Gemmell, secondo Milani, e le conseguenze sociali sono «inimmaginabili». Per esempio, le relazioni interpersonali potrebbero trasformarsi perché diventerebbe teoricamente possibile seguire passo dopo passo la vita del partner o dei figli, oppure perchè, molto più semplicemente frasi come «non ho mai detto questo» o «te l'avevo detto» potranno essere facilmente documentate interrogando MyLifeBits.
- UNA VITA IN 50 HARD DISK: Gemmell ha calcolato che l'esperienza accumulata in 60 anni di vita (conversazioni fatte, cose viste, otto ore di filmati al giorno, 300 fotografie, libri letti, film visti, parametri vitali come respiro, pressione, temperatura, battito cardiaco) possono essere immagazzinati in poco più di un Terabyte: oggi servono 50 hard disk, tra non molti anni basterà un telefonino.
- COMPUTER DA INDOSSARE: nessun sistema di sensori stravagante e nulla di simile nè a telecamere montate su occhiali o a caschi iper-tecnologici. A rendere realizzabile MyLifeBits potrà essere piuttosto un super-telefonino con registratori audio e video. La doppia sfida tecnologica da affrontare oggi è da un lato la miniaturizzazione che permetterà di portare il computer dovunque senza problemi, e dall'altro una sorta di motore di ricerca capace di rintracciare anche immagini e suoni.
L'obiettivo finale è ottenere un sistema esperienziale: un computer che si comporti come un segretario personale capace di comprendere, organizzare e recuperare i dati. In questo modo lo stesso utilizzatore (ma anche altre persone) potranno rivivere gli eventi registrati, anche da prospettive diverse.
- LE PRIME CAVIE: sono gli stessi ricercatori del gruppo di Gemmell, che utilizzano il sistema sul lavoro. Il primo a registrare ogni avvenimento della sua vita, sia al lavoro che a casa è stato uno dei più anziani, Gordon Bell. Esiste cioè una versione digitalizzata dei suoi articoli scientifici come dei libri che ha letto, delle cartoline e delle lettere che ha ricevuto, delle conferenze che ha tenuto come delle fotografie e dei film che ha girato in famiglia o in viaggio.
- UN'IDEA NATA 60 ANNI FA: a ispirare MyLifeBits è stato il progetto fantascientifico chiamato Memex, ideato fra gli anni '30 e '40 dall'ingegnere elettronico del Massachussetts Institute of Technology (MIT) Vannevar Bush. L'obiettivo del progetto, allora impossibile da realizzare, era immagazzinare testi di tipo diverso (libri, relazioni e articoli scientifici), collegandoli in modo da poter rintracciare ogni informazione voluta. «Adesso - ha osservato Milani - il progetto diventa realizzabile».

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