Martedì 18 Dicembre 2018 | 13:10

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Stressor

Uno stimolo stressante può essere definito come uno stimolo che disregola l'omeostasi.
In generale, lo stimolo stressante può essere diviso in quattro categorie principali:
1) stimolo stressante fisico che presenta una componente psicologica negativa o, in alcune situazioni, positiva; 2) stimolo stressante psicologico che riflette un comportamento imitativo sulla base di precedenti esperienze negative; 3) stimolo stressante sociale che riflette un disturbo dell'interazione tra individui; 4) stimolo stressante che incide sull'omeostasi cardiovascolare e metabolica.
Lo stressor fisico include il freddo, il caldo, le radiazioni intense, il rumore, le vibrazioni, uno shock elettrico e molte altre. Gli stressor chimici includono tutti i veleni. Lo stress dovuto dal dolore può essere indotto da diversi agenti fisici e chimici. Gli stressor psicologici agiscono profondamente sui processi emozionali e possono determinare variazioni del comportamento come ansia, paura o frustrazione (una prova d'esame, un calcolo matematico). Gli stressor sociali includono il posizionamento di un animale nel territorio di un animale dominante e, nell'uomo, sono considerati stressor sociali, tra gli altri, la disoccupazione ed il divorzio. Gli stressor che disturbano l'omeostasi cardiovascolare e metabolica sono l'esercizio fisico, l'alzarsi in piedi ed il mantenere la posizione eretta, l'esposizione al caldo, l'ipoglicemia, l'emorragia, l'iperosmolarità. In termini di durata, lo stressor può essere suddiviso in due categorie principali: acuto (esposizione singola, intermittente e limitata nel tempo) e cronico (esposizione intermittente e prolungata nel tempo). Molti stressor differiscono tra loro per l'intensità. Difatti l'intensità, la frequenza e la durata dello stimolo hanno anch'essi grande importanza nel condizionare l'entità della risposta: stressors troppo potenti, frequenti e prolungati sono in grado di superare le possibilità di resistenza dell'organismo, e di iniziare un processo patologico. Il grado di novità, di prevedibilità e, soprattutto, di evitabilità dello stressor, ha acquisito negli ultimi anni un ruolo fondamentale nel determinare l'entità della risposta. Uno stimolo mai fronteggiato in precedenza e/o imprevedibile e/o inevitabile induce, nell'animale, una risposta (ad esempio in termini di ansia, o di rilascio di cortisolo) più ampia di quella indotta da uno stimolo noto, o al quale l'animale sia in grado di sottrarsi.
Individuo
È il terreno su cui lo stressor agisce ed è il risultato oltre che del patrimonio genetico dell'individuo, anche di un processo detto di "imprinting psicobiologico" ossia la modificazione della reattività del soggetto a seguito della precedente esposizione a stressor di varia natura. In pratica sono determinanti oltre all'età e al sesso dell'individuo, anche il livello di attività del sistema nervoso e di quello immunitario e il profilo di personalità.
La variabile età ha la sua importanza se consideriamo che l'invecchiamento è ritenuto una fase di ridotta "energia adattativa". E' tuttavia difficile scindere il ruolo giocato dall'età da quello di un'alterata funzione dei sistemi biologici, frequentemente riscontrabile nell'anziano.
Interessante appare l'analisi della strategia di coping cui l'individuo ricorre, che è diversa da soggetto a soggetto. Benché esistano indicativamente due modelli di coping, uno attivo e uno passivo, che si ricollegano all'alternativa di lotta o fuga descritta da Cannon, questa visione appare piuttosto riduttiva, e studi recenti indicano l'esistenza di un'ampia variabilità interindividuale di scelta (con relative differenze negli schemi di reazione, cioè dei meccanismi di difesa messi in atto). Inoltre, almeno nell'animale, i due modelli principali di comportamento possiedono precisi correlati neuroendocrini e neurovegetativi: gli individui attivi mostrano in genere una reattività maggiore rispetto ai passivi, con una predominanza dell'attivazione del sistema ortosimpatico rispetto al parasimpatico, e più elevati livelli di pressione arteriosa, frequenza cardiaca, ed alcuni ormoni (catecolamine, prolattina, ACTH, cortisolo) in corso di stress.
Ambiente
Costituisce la terza importante componente della risposta di stress, rappresentando in un certo senso la sorgente degli stimoli stressogeni. Si intende sia l'ambiente esterno che quello interno, il primo va considerato non solo nelle sue caratteristiche geoclimatiche, ma anche, più in generale, negli aspetti legati all'interazione sociale e all'occupazione (competitività, condizionamenti di natura culturale o religiosa, ecc.).
In definitiva è ormai accertata la costante azione modulatrice della mente all'attivazione endocrina surrenalica da stress, poiché diversi fattori di natura psico-emotiva rappresentano validi stimoli naturali che esaltano l'attività surrenale sia direttamente che indirettamente attraverso il sistema ipotalamo-ipofìsi-surrene.
Nei soggetti che reagiscono allo stress in condizioni di eccessiva carica ansiosa l'effetto sfavorevole degli ormoni cortico-surrenalici si esplica particolarmente sull'apparato cardiovascolare con un duplice meccanismo: aumentando la pressione arteriosa sistemica e favorendo lesioni cardiache di tipo necrotico. Tali effetti derivano da un'azione sinergica delle catecolamine (adrenalina, e in misura minore noradrenalina) con il cortisolo.
L'ipercortisolismo è stato da sempre considerato un'alterazione frequente nelle condizioni di obesità tanto che, nella sua espressione a localizzazione centrale-addominale, l'obesità è stata definita fenotipicamente una condizione pseudo-cushingoide.
La situazione di ipercortisolismo o di aumentato effetto periferico del cortisolo è più evidente nell'obesità viscerale o centrale rispetto all'obesità periferica gluteofemorale. Nell'obesità androide sono stati infatti dimostrati un'aumentata cortisoluria e un incremento della stimolazione dell'ACTH sulla secrezione di cortisolo.
I test di stress fisico-mentale inducono una più spiccata risposta in ACTH, cortisolo e β-endorfina nei soggetti con obesità centrale, nei confronti dei soggetti con obesità sottocutanea.

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