Giovedì 13 Dicembre 2018 | 07:36

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Definizione di obesità

L'obesità può essere definita come una patologia multifattoriale a componente multigenica sulla quale intervengono fattori ambientali in grado di determinarne l'espressione clinica, la cui manifestazione più evidente è rappresentata dall'aumento del peso corporeo, dovuto prevalentemente ad un eccessivo accumulo del grasso di deposito. Tra i fattori ambientali che incidono in modo rilevante sul manifestarsi dell'obesità un ruolo importante è svolto dall'assunzione di una razione alimentare quantitativamente eccessiva e qualitativamente scorretta, ma altrettanto fondamentale è il ruolo svolto dall'adozione di uno stile di vita errato, soprattutto se associato alla sedentarietà.
Per quanto riguarda i consumi alimentari, se è pur vero che dal dopoguerra ad oggi questi sono aumentati, analizzando le abitudini alimentari più recenti della popolazione italiana (D'Amicis 1998) è possibile osservare una tendenza alla riduzione dell'Energia Totale Giornaliera assunta rispetto agli anni precedenti.
L'analisi qualitativa della razione alimentare evidenzia una minore assunzione di frumento, frutta secca, zucchero, vino, latte e burro, ed un aumento invece dell'assunzione di riso, frutta fresca, carne suina, carni minori, pesce e oli vegetali. In misura minore aumentano anche i consumi di ortaggi, pollame, latte e uova.
La tendenza alla riduzione dell'assunzione energetica giornaliera enfatizza ancora di più il ruolo della sedentarietà nella patogenesi dell'obesità. La riduzione dell'attività fisica quotidiana (movimento spontaneo) è ormai un dato di fatto ampiamente acquisito.
Ci si muove sempre di meno! L'automazione è presente in ogni momento della nostra vita e riduce sensibilmente le opportunità di movimento spontaneo: è stato stimato che si percorrono circa 16 km in meno ogni anno usando la telefonia cellulare, l'uso del telecomando della televisione comporta circa 1800 movimenti in meno all'anno, così come quello del cancello di un garage ci evita di uscire ed entrare dalla nostra auto dalle 700 alle 1400 volte sempre in un anno. La riduzione del movimento spontaneo è profondamente radicata nelle abitudini quotidiane così come dimostra l'uso costante, anche quando si potrebbe evitare, dell'automobile e dell'ascensore, fino all'uso dello spazzolino elettrico per la pulizia dei denti o quello di vari piccoli elettrodomestici in cucina.
Quanto detto è certamente vero per gli adulti, ma lo è ancora di più per bambini e adolescenti, anche in considerazione del fatto che è stato possibile verificare come lo stile di vita sedentario dei genitori sia in grado di ripercuotersi negativamente sui figli.
Al contrario, i figli di genitori con livelli di attività maggiori, sono più attivi e più magri rispetto ai coetanei con genitori sedentari e in sovrappeso.
L'obesità infantile risente della sempre più frequente abitudine a praticare giochi sedentari e a trascorrere il tempo libero dalle attività scolastiche guardando la televisione e/o usando videogiochi e computer. Il rapporto diretto tra esposizione alla televisione e prevalenza di obesità nelle fasce di età giovanili è documentata da numerosi lavori scientifici pubblicati negli ultimi decenni, fin dai primi anni 80 (Dietz 1985). Questo dato trova conferma anche nei risultati ottenuti dall'esame di alcuni gruppi di ragazzi italiani, sia sedentari che praticanti attività sportiva organizzata, che mostrano una netta tendenza a trascorrere il tempo libero in attività sedentarie, riducendo al minimo l'impegno in attività di movimento.
In tal senso, abbiamo anche potuto verificare che tra le nuove generazioni sono quasi del tutto sconosciuti i giochi tradizionali, che in passato impegnavano gran parte del tempo libero dei ragazzi e delle ragazze.
Questo fenomeno si riflette in uno scarso livello delle qualità fisiche (resistenza, velocità, forza, destrezza) nell'infanzia. Secondo la definizione proposta dalla Task Force Obesità Italia (1999) si definisce in sovrappeso corporeo un soggetto il cui Body Mass Index (BMI o Indice di Massa Corporea, IMC = kg peso/m2 statura) sia compreso tra 25.0 e 29.9 kg/m2.
L'obesità è definita come un eccesso di grasso corporeo totale, documentato da valori di BMI maggiori o uguali a 30 kg/m2.
Il BMI è ormai accettato internazionalmente, anche perché correlato positivamente sia con il grasso corporeo, sia con l'indice di mortalità per varie patologie. Secondo questo indice possiamo classificare la popolazione in cinque classi, dal sottopeso corporeo, all'obesità grave.
Nella popolazione adulta è utile misurare la circonferenza addominale, come indice della presenza di un eccesso di grasso nella regione addominale (grasso viscerale), il quale rappresenta un fattore predittivo indipendente del rischio di morbosità e mortalità.

Va inoltre ricordato che l'obesità che inizia durante l'infanzia, così come quella ginoide anche detta gluteo-femorale o "a pera", è di tipo iperplastico (aumento del numero degli adipociti), piuttosto che ipertrofico (aumento delle dimensioni degli adipociti), come avviene più frequentemente nell'obesità androide anche detta addomino-viscerale o "a mela", e quindi di più difficile trattamento terapeutico.

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