Sabato 15 Dicembre 2018 | 06:13

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Le volontarie rapite libere in 48 ore?

ROMA - Gli Ulema sunniti e i familiari dei due iracheni rapiti insieme a Simona Pari e Simona Torretta sono ottimisti: i quattro sequestrati «stanno bene e potrebbero essere presto rilasciati». Forse, gli è stato detto, addirittura entro 48 ore. Un ottimismo accolto con molta cautela negli ambienti dell'intelligence italiana.
I familiari dell'ingegnere Raad Ali Abdul Raziz e della operatrice Mahnaz Bassam hanno riferito all'Ansa di avere avuto informazioni al riguardo dal Consiglio degli Ulema, secondo i quali - sempre secondo quanto riferito dai familiari - i quattro sequestrati stanno bene e saranno rilasciati. Non è stato possibile avere una conferma dal Consiglio degli Ulema, che ieri - attraverso un suo esponente, Abdul Salam al-Kubaisi - aveva ipotizzato che dietro al sequestro ci siano agenti di un servizio segreto straniero: le armi e i vestiti indossati, le tecniche del blitz, farebbero supporlo. Presumibilmente 007 di un Servizio occidentale, per l'ulema, o legato all'occidente. Gente che vuole screditare «la resistenza irachena e l'Islam».
Oggi, a dire che con il sequestro non c'entrano i sostenitori del vecchio regime, ma soprattutto gli uomini del Baath, il partito di Saddam, sono gli stessi avvocati dell'ex rais. «Escludiamo categoricamente - hanno detto - che dietro il rapimento delle due volontarie italiane ci sia il Baath. Anzi, siamo convinti che occorra puntare il dito su chi approfitta del crimine e nasconde la propria incapacità di mantenere l'ordine e la sicurezza in Iraq, addossando le responsabilità al vecchio regime».
Convinzioni - come tutte quelle espresse in queste ore, anche di segno opposto - che non sono supportate da alcun fatto concreto. Per questo l'intelligence italiana continua ad essere estremamente cauta, «in attesa di un segnale inequivocabile da parte dei rapitori». Un'attesa che porta ad esplorare tutte le ipotesi, a sollecitare tutte le fonti, a sondare ogni giorno nuovi canali, soprattutto in quegli ambienti della cosiddetta resistenza irachena.
Così, mentre la diplomazia fa i suoi passi, con il ministro degli Esteri Franco Frattini che sta concludendo il suo viaggio in Medio Oriente, gli uomini dei Servizi segreti continuano a muoversi sul campo - un campo minato, quello di questi giorni in Iraq - cercando in primo luogo la conferma dell'esistenza in vita delle due Simone. Le indiscrezioni si rincorrono: c'è chi dice che questa prova sia già stata fornita, che sarebbe stato chiesto un riscatto, perché il tornaconto che cercano i sequestratori sarebbe solo economico, e non politico. Che si starebbe 'a buon puntò. Tutte voci, raccolte anche in ambienti solitamente bene informati, ma che non trovano allo stato alcuna seria conferma.
Ci sono poi le iniziative, a diversi livelli, del variegato mondo del pacifismo, delle Ong e del volontariato. Anche oggi moltissimi gli appelli per la liberazione degli ostaggi, gli inviti alla mobilitazione. E chi ha canali in Iraq, specie le associazioni lì radicate da anni, cerca di attivarli.
In questo contesto, la giornata è stata caratterizzata da un giallo che ha interessato proprio Un ponte per..., l' organizzazione non governativa di cui le due Simone fanno parte (e che, secondo Jean-Dominique Bunel, ex coordinatore delle ong in Iraq, è finita nel mirino «per ragioni proprie all' associazione stessa e al modo con cui dirigeva i suoi programmi"). Un giallo che è ruotato attorno all'annullamento dell' incontro, previsto per domani, tra il presidente dell'Europarlamento Joseph Borrell, il presidente della Ong, Fabio Alberti e, secondo le notizie provenienti da Bruxelles, gli stessi familiari delle due italiane rapite in Iraq. «Lo staff di Alberti - ha alla fine reso noto un portavoce del Parlamento europeo - ci ha informati che non potevano venire perché stanno seguendo molto da vicino la situazione e non possono lasciare l'Italia». In precedenza lo stesso portavoce aveva invece affermato che la delegazione non poteva raggiungere Strasburgo perché in partenza per Baghdad. Una notizia smentita subito dai parenti delle due italiane, che facevano sapere di non sapere nulla di una eventuale trasferta in Iraq, mentre Un Ponte per.. ha chiarito la sua posizione con una dichiarazione ufficiale. «L'opportunità di un incontro tra Borrel e Alberti - ha detto il portavoce Lello Rienzi - era stata prospettata all' associazione dalla segreteria dell'onorevole Vittorio Agnoletto. Invito molto apprezzato, ma che il presidente Alberti è stato costretto a declinare ritenendo indispensabile in questo momento la sua presenza in associazione». Ma Rienzi non esclude la possibilità di una trasferta: «L'eventualità di recarsi in Iraq da parte di Un Ponte per - ha infatti precisato Rienzi - è un' ipotesi che, per ovvi motivi, è presente dal primo giorno del sequestro, ma attualmente non vi sono elementi per prevederne l'opportunità».

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