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Italiane rapite: concluso il tour di Frattini

DOHA - Si è conclusa la missione diplomatica nel Golfo Persico del ministro degli Esteri Franco Frattini, che con una serie di contatti con le autorità civili e religiose ha cercato di favorire la liberazione delle due italiane, Simona Pari e Simona Torretta, rapite a Baghdad.
Il ministro ha raccolto preghiere, «notizie importanti» dal Kuwait e solidarietà, ma il mistero avvolge ancora il gruppo che ha sequestrato le due cooperanti.
Lasciato il Kuwait, il capo della diplomazia italiana è stato ad Abu Dhabi, dove ha incontrato lo sceicco Mohamed Bin Zayed al-Nahyan, principe ereditario e capo di stato maggiore; il vice primo ministro, sceicco Hamadan bin Zayed al Nahyan (figlio del presidente Zayed), e il ministro degli Esteri, Rashid Abdullah al Nuai.
L'ultima tappa è stata Doha, dove ha incontrato il primo ministro, sceicco Abdullah bin Khalifa al-Thani, lo sceicco Hammad bin Jassem bin Jabr, ministro degli Esteri, e le autorità religiose, tra cui il rettore degli studi islamici del Qatar, Yussuf Karadawi. Ma ila gioranta è stata caratterizzata dai due appelli lanciati da rattini attraverso al-Arabiya e al-Jazira, le due emittenti satellitari panarabe.
Ieri in Kuwait il governo aveva dato a Frattini, «importanti informazioni» sulle due Simona, da una settimana ostaggio della guerriglia irachena. E alla moschea grande del Kuwait, il ministro aveva rivolto un appello «alla sensibilità, all'affetto e al cuore dei musulmani».
«Spero che i contatti di questi giorni portino a buoni risultati» ha detto il ministro ad Abu Dhabi, «oggi ovviamente è del tutto impossibile parlare di questi nuovi elementi acquisiti, che stiamo valutando e verificando. In questo momento la riservatezza è d'obbligo per non compromettere alcuna strada».
All'inizio dell'intervista ad al-Arabiya, il capo della diplomazia italiana ha espresso la sua solidarietà personale per la morte dell'inviato della tv araba, un giornalista palestinese ucciso domenica a Baghdad. «Prego Dio per la liberazione delle due italiane rapite in Iraq» ha detto Karadawi dopo l'incontro con Frattini, «siamo tutti una famiglia unica e vogliamo il dialogo». La chiacchierata, che si è svolta nell'abitazione del rettore degli studi islamici, è servita al ministro per ribadire che «i principi del dialogo tra tutte le religioni sono uno dei capisaldi della politica estera» italiana. In Italia, ha detto Frattini, migliaia di musulmani hanno condannato il rapimento delle due Simona.
Il capo della Farnesina ha incontrato il viceministro degli Esteri, sceicco Abdullah Al-Mahmoud, che ha manifestato a Frattini la «forte condanna per tutti i rapimenti in Iraq» e ha lanciato un appello per la liberazione di tutti gli ostaggi. Ad al Jazira il capo della Farnesina ha assicurato che l'Italia non sta lasciando nulla di intentato per favorire la liberazione delle italiane rapite in Iraq. «Stiamo seguendo tutte le strade possibili» ha detto, «non lasceremo nessuna strada intentata per arrivare alla loro liberazione. E' un nostro dovere».
Frattini ha detto all'emittente panaraba che, per porre fine al bagno di sangue in Iraq, bisogna «dare al paese una legittimazione: il primo passo saranno le elezioni nel gennaio 2005; il successivo sarà dotarsi di una Costituzione che preveda diritti per gli uomini e le donne dell'Iraq» affinchè il Paese sia «nelle mani degli iracheni e non degli stranieri».
Durante l'intervista, il capo della Farnesina ha detto di aver trovato un clima di solidarietà per la vicenda delle due Simona. «Tutte le autorità politiche» ha affermato, «mi hanno assicurato la loro collaborazione e il loro sostegno per la vicenda e le autorità religiose hanno condannato coloro che rapiscono gli innocenti».
Ad al Jazira il ministro ha ribadito l'intenzione dell'Italia di restare in Iraq «per aiutare la popolazione nella ricostruzione del paese, delle infrastrutture e degli ospedali». «Ce ne andremo» ha detto, «quando sarà il popolo iracheno a chiedercelo perchè questo significherà che sarà in grado di camminare con le proprie gambe. Quello sarà un gran giorno di gioia per tutti noi».
Frattini ha incontrato il ministro degli Esteri, Ahmed Bin Abdullah Al Mahaoud che, nel corso di una conferenza stampa congiunta, ha espresso «a nome di tutto il Qatar la solidarietà al Governo italiano per la vicenda» pur ribadendo di «non conoscere l'identità dei rapitori». Il Qatar, ha assicurato, «continuerà a collaborare con l'Italia».

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