Martedì 11 Dicembre 2018 | 14:58

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L'ultima interpretazione

Giuni Russo C'è una storia strana e affascinante dietro l'ultima incisione di Giuni Russo, la colonna sonora, che l'artista preferiva però chiamare «suite musicale», del dvd «Napoli che canta», un film muto del 1926, diretto da Roberto Leone Roberti, il padre di Sergio Leone, che si era perso nel nulla da mezzo secolo.
La pellicola, invisa al regime fascista visto che, oltre a decantare la bellezza della città, parla anche del drammatico fenomeno dell'emigrazione, era misteriosamente scomparsa. Dopo 50 anni di oblio, nel 2000 il film è stato donato alla cineteca americana George Eastman House da una lontana parente del regista, che ne aveva conservato una copia in America. Dopo due anni di restauri, il direttore della cineteca, Paolo Cherchi Usai, ha chiamato Giuni Russo, conosciuta e apprezzata tramite i suoi album, chiedendole di musicare il film, che le ha poi regalato.
All'inizio - ci aveva racconto l'artista siciliana nell'Aprile scorso, provata dalla lunga malattia di cui soffriva da tempo, ma piena di vita - l'idea non la garbava affatto, «poi ho visto il film - aveva detto - così elegante e breve. I tempi lunghi rovinano sia i cd sia i dvd, e mi sono convinta». Giuni aveva così riscoperto di avere la canzone napoletana nel Dna, grazie ai brani che le intonava sua mamma, di origini partenopee, quando era piccola. Alcuni grandi classici napoletani come "O sole mio" o "Marechiaro" erano già indicati nelle didascalie del film, altri ne aveva scelti lei, ispirata dalle immagini, e un altro, il più bello in assoluto, l'aveva musicato ex novo. E' una poesia di Totò, si chiama "A 'cchiu bella", ed è diventata uno splendido brano, in un momento molto difficile per la cantante. «Lo scorso maggio mi trovavo in ospedale per l'ennesima operazione e alcuni amici, sapendo di questo lavoro napoletano, mi hanno regalato un libro di poesie di Totò - aveva raccontato Giuni, accompagnata dall'amica e collaboratrice Maria Antonietta Sisini - quando sono arrivata ad "A cchiu bella", senza rendermene conto, l'ho cantata anzichè leggerla. E' venuta così, di primo acchito».
«Quando è arrivata Maria Antonietta e gliel'ho cantata ci siamo commosse, pensavamo fosse il momento, invece piangiamo ancora quando la sentiamo. Questa canzone è un dono, forse perchè è arrivata in maggio, con le rose, forse perchè in me c'è voglia di rinascita». Anche con gli altri brani, Giuni aveva fatto dei piccoli miracoli: «quando mi hanno detto che dovevo cantare "O sole mio" ho detto "no, è una canzone volgarissima, della Napoli più bassa", però, non so come, ho preso delle note bellissime, ma quando la senti cantata dai napoletani c'è da mettersi le mani nei capelli».
Sulla musica napoletana, che amava profondamente, Giuni si chiedeva preoccupata: «sono rimasti solo i neomelodici, dov'è finita la grande classicità?».
I brani dell'album e del dvd erano stati registrati lo scorso ottobre, in occasione delle giornate del cinema muto di Pordenone, in una serata-evento in cui Giuni aveva accompagnato dal vivo, con orchestra, lo scorrere delle immagini. «Questo disco è un miracolo. Mi piacerebbe presentarlo a Napoli» aveva detto l'artista, ma non era poi riuscita ad andarci quando, il 19 giugno scorso, lo spettacolo averbbe dovuto svolgersi nel suggestivo chiostro di Santa Chiara, per la prima volta trasformato in un luminoso palcoscenico.
di Gioia Giudici

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