Giovedì 13 Dicembre 2018 | 11:59

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E' a Falluja, la città sunnita ribelle, che la scorsa notte le forze Usa hanno concentrato i loro attacchi, provocando la morte di 15 iracheni e il ferimento di altri 20

BAGHDAD/BEIRUT - Mentre continua il silenzio sulle due volontarie italiane, Simona Torretta e Simona Pari, rapite in Iraq il 7 settembre con due collaboratori iracheni, e poco trapela sui due giornalisti francesi tenuti in ostaggio da ormai 24 giorni, è a Falluja, la città sunnita ribelle, che la scorsa notte le forze Usa hanno concentrato i loro attacchi, provocando la morte di 15 iracheni e il ferimento di altri 20. Nella città sunnita, 50 km a Ovest di Baghdad, verso le 04:00 del mattino locali (le 02:00 in Italia) carri armati Usa hanno cominciato ad aprire il fuoco verso due quartieri a Nord, mentre un aereo ha effettuato un'incursione sul quartiere Al Chourta distruggendo una casa e danneggiandone altre due.
Un altro missile, sganciato da un caccia contro una vettura in circolazione sull'autostrada a Ovest di Falluja, ha ucciso tutti e quattro i passeggeri. Secondo il medico dell'ospedale locale, Tamim Amjad, tra i 15 morti vi sono donne e bambini. Un impiegato del cimitero ha parlato anche di «un autista e due infermieri», sepolti oggi con gli altri.
Nel corso dei bombardamenti, durati un paio d'ore, i militari Usa hanno invitato la popolazione con altoparlanti a cooperare con loro e a «espellere i terroristi dalla città». Rapporti dei servizi Usa sostengono da tempo che nella roccaforte del cosiddetto «triangolo sunnita» si radunerebbero collaboratori e alleati del terrorista giordano Abu Musab al Zarqawi, ritenuto il «numero uno» di Al Qaida in Iraq, e proprio durante l'attacco notturno - spiega una dichiarazione Usa - era in corso una riunione dei suoi seguaci.
Ma anche qui c'è la polemica sulle vittime: gli iracheni affermano che si tratta di civili innocenti, i militari Usa replicano che i numeri delle vittime sono gonfiati ad arte dai locali e fanno capire che in ogni caso sono stati colpiti solo «terroristi». Stamane il comando Usa ha confermato la caduta di un drone a Falluja, «probabilmente per un guasto meccanico». Ieri su un sito Internet un messaggio attribuito al gruppo «Tawhid wal Jihad» aveva rivendicato una serie di attacchi e attentati in Iraq, compreso l'abbattimento di un drone.
Circa il sequestro delle due cooperanti italiane dell'Ong «Un ponte per..», il Comitato degli Ulema musulmani, la maggiore organizzazione religiosa sunnita dell'Iraq, ha lanciato oggi un appello per la liberazione delle due Simone delle quali non si hanno notizie.
«Chiediamo la liberazione dei due ostaggi italiani e dei due iracheni che lavoravano con loro, così come dei giornalisti francesi», ha detto alla stampa il portavoce del Comitato, lo sceicco Mohammad Bachar al-Fayqzi. «Voi conoscete la nostra posizione nei confronti del governo italiano, ma noi siamo amici del popolo italiano» ha aggiunto il portavoce.
Intanto, facendo il punto sulla vicenda che tormenta la Francia, il ministro dell'Interno francese Dominique de Villepin ha detto che i due giornalisti tenuti in ostaggio dall'«Esercito islamico», Christian Chesnot e Georges Malbrunot, «sono ancora vivi. In questo senso - ha aggiunto - vanno le indicazioni che abbiamo».
I francesi sono stati oggi bersaglio di un obice, caduto nell'area dell'ambasciata di Francia a Baghdad. Il proiettile di artiglieria ha distrutto due veicoli parcheggiati davanti alla cancelleria. La caduta dell'obice non ha fatto vittime, ha detto l'ambasciatore Bernard Bajolet, e ha aggiunto che non c'era ragione di pensare che l'ambasciata fosse stata scelta come obiettivo.

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