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Scaduto l'ultimatum: ansia per le italiane rapite

IL CAIRO - Ancora incerta la sorte di Simona Torretta e Simona Pari, dopo la scadenza dell' ultimatum di 24 ore lanciato ieri mattina in Internet della Jihad islamica in Iraq - molti dubbi sono stati sollevati sulla sua attendibilità - e mentre il ministro degli esteri Franco Frattini comincia il suo giro nei paesi del Golfo alla ricerca di contatti utili per la loro liberazione. «Liberate Simona Pari e Simona Torretta, e i due iracheni rapiti con loro, restituiteci il corpo di Enzo Baldoni, tutti erano in Iraq solo a fare del bene». Con queste parole Frattini è sbarcato a Kuwait City, prima tappa della missione - che prevede anche Emirati Arabi e Qatar - dove avrà una serie di incontri con autorità e organismi civili e religiosi. «E' un viaggio che compio - ha spiegato il titolare della Farnesina conversando coi cronisti - con più forza, la forza e l'unità di un Paese, l'Italia, che si è raccolto compatto per chiedere la liberazione» delle due giovani connazionali.
Frattini ha ringraziato tutti quanti quei Paesi arabi che non hanno esitato a chiedere la loro liberazione: «abbiamo avuto la conferma della solidarietà e amicizia che questi paesi hanno dimostrato verso l'Italia». Secondo il capo della diplomazia italiana, nel Golfo «abbiamo la possibilità di chiedere aiuti concreti e informazioni utili, grazie anche all'immagine di un'Italia amica del Mondo arabo».
Il titolare della Farnesina dopo un colloquio con il ministro degli Esteri del Kuwait, Kaled al-Jarallah, si recherà alla moschea della capitale ("luogo dove solo raramente e per casi eccezionali - si rileva alla Farnesina - vengono ammessi occidentali") dove incontrerà le autorità religiose alle quali lancerà un appello alla solidarietà e al rispetto della vita di civili impegnati con generosità a favore del popolo iracheno. Seguirà un colloquio con lo sceicco Sabah al-Ahmed al Jaber al-Sabah, primo ministro dell'emirato.
Nel pomeriggio il capo della diplomazia italiana volerà alla volta di Abu Dhabi, dove domani vedrà lo sceicco Mohamed Bin Zayed al-Nahyan, principe ereditario e capo di stato maggiore, poi il vice primo ministro, sceicco Hamadan bin Zayed al Nahyan (figlio del presidente Zayed), e il ministro dgeli Esteri Rashid Abdullah al Nuai. Infine la missione prevede una visita a Doha, dove Frattini incontrerà il primo ministro, sceicco Abdullah bin Khalifa al-Thani, lo sceicco Hammad bin Jassem bin Jabr, ministro degli Esteri, e le autorità religiose, e con il rettore degli studi islamici del Qatar Yussuf Caradawi.
Una missione che vede dunque l'impegno a tutto campo del governo italiano per la restituzione alle famiglie delle due volontarie di "Un Ponte per...". Il viaggio di Frattini segue di poche ore quello del sottosegretario agli esteri Margherita Boniver, che aveva toccato Egitto, Libano, Giordania, Siria e Yemen, chiedendo solidarietà alle donne arabe.

Nella tarda mattinata la tv Al Arabiya ha mostrato le foto delle due italiane, e la notizia scritta che il mufti di Baghdad ha rivolto un appello per la liberazione di tutti gli ostaggi stranieri, tanto i due giornalisti francesi Christian Chesnot e Georges Malbrunot quanto Torretta e Pari.
Nessuna valutazione certa è venuta finora, neanche da esperti egiziani, sulla eventualità autenticità del messaggio della Jihad islamica in Iraq che non è chiaro se sia collegata alle omonime formazioni di altri paesi arabi. Tra i più noti sono la Jihad islamica operante nei territori palestinesi e quella egiziana, che molti considerano ormai sciolta. Questi gruppi hanno compiuto attacchi terroristici ma mai sequestrato persone.
Mentre gli interrogativi sul futuro delle due operatrici umanitarie italiane sembrano ancora tutti aperti, la speranza di un loro rilascio continua ad essere consistente anche nel mondo arabo, del quale molti esponenti religiosi e politici hanno lanciato altri appelli estremamente significativi.

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